Una nuova offensiva contro il Vaticano ed il Papa stesso, una nuova ondata mediatica di fango, un nuovo tentativo di scatenare intorno e dentro la Chiesa cattolica il panico. L’attacco arriva stavolta da oltreoceano. A tirar fuori il caso è il New York Times, secondo il quale dalla corrispondenza tra i vescovi del Wisconsin e l’allora cardinale Joseph Ratzinger, a metà degli anni Novanta, le autorità ecclesiastiche dimostrarono di avere come «principale preoccupazione quella di proteggere la Chiesa dalla scandalo».
Ma la risposta del portavoce vaticano ha smentito totalmente la ricostruzione del quotidiano statunitense.
Ed anche il sociologo della Religione Massimo Introvigne, direttore del Centro Studi Nuove Religioni, che è un organismo indipendente della Chiesa Cattolica, ha ricostruito i fatti in modo diverso dal New York Times. Insomma si tratta di giornalismo spazzatura. Per infangare la persona del Santo Padre si rivangano episodi di trentacinque anni fa, già noti a metà degli anni settanta.
Ora di quante di queste scoperte abbiamo ancora bisogno per renderci conto che l'attacco al Papa non ha nulla a che fare con la difesa delle vittime dei casi di pedofilia? Casi certamente gravi, inaccettabili e criminali, come Benedetto XVI ha ricordato con santa severità. Questo attacco mira a screditare un Pontefice che da fastidio alle lobby laiciste per la sua efficace azione in difesa della vita e della famiglia e diventa sempre più chiaro che è in corso un attacco contro la Chiesa.
«Solo la Chiesa cattolica sembra far notizia» in questi casi, ha scritto Vittorio Messori sul “Corriere della Sera”. E questo perché si tratta di un attacco selettivo che viene portato proprio contro colui che rappresenta la risposta più rigorosa e ferma alla pedofilia. Papa Ratzinger infatti è stato colui il quale più pesantemente è intervenuto contro la degenerazione che ha coinvolto alcuni esponenti della Chiesa: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa» diceva già nel venerdì santo del 2005.
E nel 2005 era già esploso negli Stati Uniti lo scandalo che avrebbe avuto poi nuovi focolai in Irlanda e Germania.
L'uso della generica e indiscriminata accusa di pedofilia che viene reiterata contro la Chiesa ha l'obiettivo di non far distinguere più nulla, muove da un'avversione diffusa per il cristianesimo, tanto che a queste campagne di denigrazione basate su fatti specifici e isolati seguono sempre analisi che tendono a individuare il cristianesimo come portatore di una vita malsana, di una morale repressiva e oscurantista, il cui lato oscuro sarebbe appunto la perversione.
«Il bersaglio vero e maggiore è nella sostanza l’idea cristiana nel suo complesso - ha scritto Ernesto Galli della Loggia - ma naturalmente, non foss’altro che per ragioni numeriche e di rappresentanza simbolica, sono poi quasi sempre il cattolicesimo e la sua Chiesa a essere presi in special modo di mira. Dappertutto, ma, come è ovvio, in Italia più che altrove».
Ma il paradosso è che i portatori di questo attacco sono gli stessi che predicano la più radicale liberazione sessuale e l’abbattimento di ogni tabù. Si tratta di gente insomma che non ha nessun diritto di giudicare. Non a caso queste centrali del moralismo anticristiano tacciono quando la sottocultura pedofila ha la sfrontatezza, come in Olanda, di tentare di presentarsi al pubblico, cercando legittimità e riconoscimento ufficiale, con la costituzione e la presentazione alle elezioni addirittura di un partito politico. E non dicono mai che gli atti d’accusa più duri contro la pedofilia di qualche prete sono proprio quelli di Benedetto XVI.
La lettera di Benedetto XVI ai cattolici d’Irlanda resta un documento fortissimo contro l’abominio delle pedofilia. Peraltro un’indagine, che fu commissionata alcuni anni fa da un ente di ricerca non cattolico sulla diffusione della pedofilia, diede risultati assolutamente incontrovertibili sul fatto che questa aberrazione non è un’esclusiva della Chiesa cattolica, che è forte anche nelle congregazioni protestanti e in tutti quegli ambiti della società dove sono a contatto adulti e bambini. Ed anche all’interno delle famiglie purtroppo. Non solo: i dati dell’ex Sant’Uffizio ridimensionano la portata dello scandalo: in più di mezzo secolo, sui 450 mila preti cattolici, sono in tutto circa trecento i religiosi sanzionati per “crimine graviora”, ovvero i peccati collegati agli abusi sessuali, meno dello 0,1 per cento dei sacerdoti.
Percentuali che nulla tolgono alla gravità di un crimine odioso, ma che dicono molto dell’animus con cui vengono scatenate ondate mediatiche che s’abbattono sulla Chiesa e il cristianesimo, che si fondano sull’insegnamento di Gesù Cristo, il quale disse: «Chi scandalizza uno di questi piccoli è meglio per lui che gli si metta una macina di asino al collo e venga gettato nel mare» (Mc 9,42).
Ciò nonostante è stata scatenata una vera e propria guerra contro la Chiesa.
Una guerra, proprio così la chiama, a ragione, Marcello Pera: «I laicisti sanno bene che se uno schizzo di fango arrivasse sulla tonaca bianca verrebbe sporcata la Chiesa e se fosse sporcata la Chiesa allora lo sarebbe anche la religione cristiana. Per questo i laicisti accompagnano la loro campagna con domande del tipo “chi porterà più i nostri figli in Chiesa?”; oppure “Chi manderà più i nostri ragazzi in una scuola cattolica?”».
Il fine è la delegittimazione radicale della cristianesimo, delle sue strutture, del suo modello educativo. Una guerra campale, la chiama Pera, che non colpisce solo il cristianesimo, ma che rischia anche di far precipitare tutto il livello di civiltà che solo grazie al cristianesimo l’Occidente ha conseguito: La distruzione della religione ha comportato con i totalitarismi del Novecento anche la distruzione della ragione e della libertà. Oggi, oltre il cristianesimo c’è di nuovo la barbarie.
Insomma, chi ha occhi per vedere e orecchie per intendere, avrà capito qual è la posta in gioco. S’attacca la Chiesa con la più infamante delle accuse per colpire il cristianesimo, per portare l’attacco più subdolo a chi trattiene il Male perché non prevalgano gli istinti distruttivi e antisociali d’un umanità che ha perduto la luce della fede e della ragione. Istinti che, però, come è stato assicurato, non prevarranno.