Lo sviluppo dell'Italia dipende dal Mezzogiorno

Il convegno promosso dall'Associazione degli exparlamentari

Maurizio Eufemi

Il sostegno esterno deve incrociare le responsabilità locali

Carlo Borgomeo

La soluzione è morale, politica ed educativa

Lucio Planera

E’ il tema di due giornate di studio che si sono tenute a Napoli il 13 e 14 marzo promosse dalla Associazione degli ex parlamentari  insieme a quella dei consiglieri regionali e con la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni meridionalistiche. E’ stata una iniziativa sinergica con  ha un alto valore per coprire un vuoto politico grave. L’iniziativa fortemente voluta da Gerardo Bianco è stata collocata in un tempo  immediatamente successivo alle elezioni politiche e prima della formazione del nuovo governo proprio “per spezzare la omertà del silenzio durato due decenni” e - come ha affermato Bianco -  “parlare con spirito di verità” per fare le scelte giuste per l’Italia. Portare buone argomentazioni per raggiungere un obiettivo:tornare a crescere!.  Era indispensabile richiamare la attenzione di tutte le forze politiche alla drammaticità della condizione meridionale in termini di sviluppo,  di occupazione femminile e giovanile, perché non è che con le politiche del laissez faire si risolvono i problemi, ma con gli interventi dello Stato come negli anni cinquanta, quando si avviarono programmi per ridurre i divari.  Si è voluto in tal modo offrire una piattaforma di idee libera da condizionamenti guardando esclusivamente al bene del Paese. Sono emerse una quantità di indicazioni precise non accademiche che hanno dato un filo su cui tessere una rete per spiegare come stanno le cose.
            E’ stato sgombrato il facile luogo comune per il quale la decadenza è legata allo spreco di risorse e non ad elementi che toccano la tenuta complessiva del Paese. Non si può restare impassibili di fronte alla gravità della crisi fotografata da numeri impietosi. 
            La questione meridionale è stata posta come sfida culturale per avviare una fase di  nuovo meridionalismo ancorato ai tempi nuovi della globalizzazione e della internazionalizzazione,  definendo le prospettive, valorizzando i punti di forza e le eccellenze, organizzando le forze con la razionalità delle scelte,  recuperando  i ritardi di uno sviluppo duale che viene aggravato dalla persistente crisi economica e sociale del Paese.
            Le relazioni di Biagio De Giovanni, filosofo, Adriano Giannola economista, Pietro Ciardo, costituzionalista, Franco Salvatori geografo, Fulvio Tessitore, giurista e Carlo Borgomeo, rappresentante della Fondazione per il Sud e del volontariato,  hanno offerto una ricca base introduttiva ai lavori cui sono intervenuti  moltissimi  ex parlamentari e ex consiglieri regionali, rappresentanti di tutte le Regioni meridionali che hanno arricchito il dibattito e il confronto di idee, anche con contributi scritti, mossi dalla volontà di offrire un apporto di esperienza politica e di professionalità alla rinascita del Mezzogiorno.
            Sono anche intervenuti i sottosegretari Giampaolo D’Andrea e Marco Rossi Doria.  
            Giannola, di fronte ad una Italia malata,  ha insistito sulla necessità di riproporre la questione meridionale con la stessa forza e intensità sperimentata negli anni cinquanta, cambiando però strategia perché altrimenti il nord non riprende nelle condizioni attuali, ma anche i drivers dello sviluppo fondato su un sistema integrato e sulla logistica, reti di produzione energia rinnovabile, geotermia e fiscalità di vantaggio. De Giovanni ha sottolineato i deficit istituzionali con la perdita di competitività derivante dalla mancata revisione della seconda parte della Costituzione e dunque dalla incapacità di decidere, ma anche da una cultura del vecchio meridionalismo incapace di decidere per la frattura tra i livelli di legittimazione, e sulla necessità che le regioni meridionali debbano avere un rapporto interno privilegiato con patti specifici nella cultura e tra le università; Borgomeo ha evidenziato l’assenza di sviluppo in mancanza di coesione sociale e dunque di muovere lo sviluppo partendo dai fattori locali. Salvatori ha illustrato una penetrante  riorganizzazione del territorio del Paese.
            A distanza di due mesi dalle elezioni politiche le forze politiche hanno dato vita al governo Enrico Letta, chiamando alla responsabilità del dicastero della Coesione territoriale un autentico meridionalista come Carlo Trigilia un accademico che nei suoi studi ha sempre messo al centro il Sud, il suo sviluppo, la sua cultura, fervidamente convinto che il sud sia una risorsa per il Paese. E che la crescita del Paese sia decide nel mezzogiorno e che il Paese non avrà uno sviluppo solido se nel mezzogiorno non si avvierà una crescita autopropulsiva.
            La crescita del Nord è legata alla domanda del Mezzogiorno. V’è interdipendenza tra Nord e Sud del Paese. Non si può immaginare di ripartire in Italia senza ripartire dal Mezzogiorno. 
            Rompere il silenzio significa portare buone argomentazioni per raggiungere un obiettivo: tornare a crescere. Significa soprattutto inquadrare correttamente la grande questione italiana che assorbe sia la questione settentrionale che quella meridionale.

                                                                       Maurizio Eufemi

 

 

Sommario

Piazza Roma 4, Scala C - Latina
Tel.: 0773/480553    Fax: 0773/412412