Il ruolo dei cattolici nel processo unitario

Rocco Buttiglione


L'unità d’Italia si è fatta contro il Papa e contro la Chiesa cattolica. Non era inevitabile che fosse così, e tuttavia così sono andate alla fine le cose. Vediamo perché.

All’inizio l’idea di un Risorgimento italiano era nata in ambiente cattolico, diciamo fra Rosmini e Gioberti. De Maistre e Bonald erano stati i profeti della Restaurazione. Spaventati dalle guerre infinite di Napoleone, disorientati dalla mancanza di riferimenti ideali e morali dell’epoca post-rivoluzionaria i popoli avevano salutato con favore il ritorno degli antichi sovrani.
La Restaurazione ha però presto deluso le aspettative che aveva suscitato. Ci si aspettava una restaurazione di valori cristiani, si ebbe una restaurazione di antichi privilegi e di forme sociali obsolete. In continuità con quello che la restaurazione non è stata e in polemica con quello che invece è stata nasce l’idea di Risorgimento. È il risorgimento dei valori cristiani che alimentano l’identità della nazione italiana.
L’aria “Va’ pensiero” di Verdi illustra in modo insuperabile proprio questa idea di Risorgimento: “Arpa d’or dei fatidici vati / perché muta dall’albero pendi / le speranze nel petto riaccendi / ci rammenta del tempo che fu”.
La nazione rinasce dalla cultura, dalla memoria della presenza di Dio nella sua storia. Sulla stessa linea è anche il libro famoso del “primato morale e civile degli italiani” del Gioberti.


La unificazione nazionale deve essere il risultato di una conversione delle coscienze che torni ad un’origine cristiana tradita, in modi diversi, sia dalla Rivoluzione che dalla Restaurazione. Il 1848 fu giobertiano, ma fallì. Dal 1859 il processo di unificazione accetta il principio della violenza e della forza e si inserisce nel solco del nazionalismo etnocentrico.
Una unificazione meramente nazionalista si scontra però con il fatto che in Italia c’è il Papa. Questa presenza fa in modo che l’Italia non possa essere una nazione come le altre. In Gioberti il problema è superato in due modi.
Da un lato con il federalismo, dall’altro con l’idea che il rinascimento culturale e morale degli italiani possa avviare un processo europeo oltre il nazionalismo e verso il riconoscimento di una originaria fraternità cristiana che lega tra loro tutte le nazioni europee. In questa prospettiva la presenza del Papato non è più un ostacolo ma un sostegno per l’unità e per la missione dell’Italia nell’Europa e nel mondo.

La visione giobertiana fu sconfitta, passò una visione centralista e nazionalista. Fu un bene? Fu un male? Fu un bene perché l’unificazione dell’Italia era una necessità oggettiva. Una Italia divisa sarebbe stata una colonia delle altre più forti nazioni europee. Fu un bene la unificazione, ma fu un male il segno nazionalista e centralista sotto il quale essa fu fatta. L’abbandono della prospettiva federalista ha portato alla conquista del Sud con un numero straordinario di vittime umane. Nella repressione del brigantaggio sono morte più vittime che in tutte e tre le guerre di indipendenza. L’abbandono della prospettiva universalista inserisce la nuova Italia nell’orizzonte della politica di potenza che condurrà al ciclo delle due guerre mondiali ed al fascismo. La rottura fra religione e coscienza civile, poi, ha danneggiato sia l’una che l’altra. Se il popolo italiano ha un sentimento di appartenenza civile debole ed incerta la causa è forse proprio la opposizione, propria della nostra storia, fra coscienza religiosa e coscienza civile.

A centocinquanta anni di distanza è giusto rivisitare criticamente la nostra storia. Bisogna però farlo senza dimenticare mai che questa è la nostra storia. Quelli che hanno fatto l’Italia erano uomini che hanno amato il nostro Paese. Hanno commesso degli errori, proprio perché erano uomini. E meritano rispetto perché hanno amato l’Italia. I propri genitori non si scelgono, ma si ricevono in dono da Dio. Bisogna rispettarli ed amarli. Dobbiamo a loro il fatto di essere quello che siamo.
Dobbiamo rispettare ed amare Garibaldi come Pio IX. In fondo in ogni buona famiglia italiana c’è uno zio monsignore ed uno zio massone.


*Vicepresidente della Camera dei Deputati

 

 

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