Fu casa Savoia a fare l'impresa

Domenico Fisichella


Nel marzo 2011 celebreremo i 150 anni dell’Unità d’Italia. A cosa corrisponde tale data? Alla nascita del Regno d’Italia. È in tale mese, infatti, che Vittorio Emanuele II di Savoia, re di Sardegna, assume il titolo di re d’Italia, in continuità, dunque, tra Regno di Sardegna e Regno d’Italia. È del tutto comprensibile che ci sia coincidenza tra Unità d’Italia e Regno d’Italia. Si deve all’azione preminente della Dinastia Sabauda e del suo Regno, con la sua armata, la sua diplomazia, la sua amministrazione, la sua tradizione, la sua indipendenza, se l’Italia ascende ad unità, più precisamente ad unità istituzionale e politica: nel 1861 nasce lo Stato nazionale unitario.
La condizione dell’Italia era stata per secoli una realtà di egemonia di potenze straniere sugli staterelli in cui la nostra terra era divisa, mentre le grandi nazioni europee, Francia, Inghilterra, Spagna, erano unite da secoli. Tale condizione di inferiorità, sudditanza e divisione dell’Italia ne faceva ricorrentemente oggetto di conquista. Unico soggetto politico che, sia pure con grande fatica e con ricorso ad alleanze cangianti, riusciva a conservare la propria autonomia era il Piemonte sabaudo, la cui vocazione italiana, nonostante la perifericità territoriale, datava ormai da secoli.
Un lungo percorso storico conduce, dunque, al 1861. Mancano all’appello, ancora, il Veneto, Roma, Trento e Trieste. Il Veneto e Roma verranno nell’Italia unita durante il regno di Vittorio Emanuele II, Trento e Trieste a conclusione della Grande Guerra del 1915-18 con il re Vittorio Emanuele III.

Il ritardo con il quale l’Italia raggiunge il profilo di Stato nazionale ha certo pesato. Tuttavia, lo sviluppo del Paese vi è stato, ed è stato significativo. A dispetto di contrasti politici interni e di scelte internazionali difficili, l’unità nazionale e statuale ha posto l’Italia in grado di competere e di cooperare in pari dignità con le altre potenze europee. E mentre la Germania, che giunge a unità istituzionale grazie soprattutto alla Prussia, è tra le nazioni sconfitte nella prima guerra mondiale, l’Italia - giunta a tale unità grazie soprattutto al Piemonte sabaudo - è tra le nazioni vincitrici. Di più. Lo Statuto Albertino, concesso da Carlo Alberto nel 1848 e che fonda le libertà politiche e l’uguaglianza giuridica degli Italiani, è l’unica carta costituzionale rimasta in vigore nella penisola, mentre gli altri sovrani che in Italia nello stesso anno avevano concesso analoghe Carte (Napoli, Firenze, Roma), le hanno poi subito disattese e abrogate.
Ciò fa del Regno di Sardegna il punto di riferimento di tutte le correnti politiche tese a coniugare libertà interna e indipendenza nazionale, quest’ultima possibile solo se attuata, nel quadro europeo di allora, da una monarchia capace di far evitare gli eccessi rivoluzionari che avevano caratterizzato la Francia a partire dal 1789. E anche di questo lascito l’Italia deve avere memoria, nel momento in cui si appresta ai 150 anni dell’Unità d’Italia.

 

 

 

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