In una delle sue opere più famose “Umano troppo umano” pubblicata nel 1878, il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche a un certo punto afferma: “…l’individuo tiene troppo strettamente conto della sua breve vita e non accoglie gli impulsi più forti a costruire istituzioni durevoli, progettate per i secoli; vuole essere egli stesso a cogliere il frutto dell’albero che pianta, e perciò non ama più piantare quegli alberi che richiedono una cura regolare e secolare e che sono destinati a far ombra a lunghe teorie di generazioni”.
Lette oggi, al di fuori del dibattito filosofico nel quale si inserirono all’epoca, queste parole sembrano nonostante gli anni estremamente attuali. La crisi economica internazionale, la più grave dall’ultimo dopoguerra a oggi, sta costringendo tutti - governi, istituzioni, classi dirigenti - a interrogarsi sul modello di sviluppo più appropriato al prossimo futuro. Si mette in discussione il Pil come indicatore dello stato di salute di un Paese (e il recente caso della Grecia, che cresceva a un ritmo del 4% all’anno, dimostra in pieno la sua inefficacia), la Green economy non è più vista come un’utopia e la Corporate Social Responsibility approda nell’agenda delle priorità di un numero sempre maggiore di imprese.
Quale ruolo e quali compiti, in un siffatto contesto, per la piccola e media impresa? Potremmo cominciare col dire che proprio su quest’ultimo aspetto le Pmi sono spesso avanti. Ovvero, adottano già da tempo comportamenti virtuosi verso l’ambiente e dimostrano attenzione al benessere dei propri lavoratori.
Non altrettanto spesso, però, ne sono consapevoli con il risultato che il ruolo sociale che esprimono nella comunità in cui operano, resta in ombra. E soprattutto resta in ombra il lavoro, la capacità dell’homo faber che ha reso grande l’Italia e che ha consentito a un Paese povero di risorse energetiche come il nostro, di costruire ugualmente un’identità industriale forte e orientata al manifatturiero.
Come Piccola Industria vogliamo valorizzare questo patrimonio e rendere visibile quella che è la “materia prima” dell’Italia. Da dove cominciare? Per esempio aprendo le porte delle nostre aziende e mostrando il nostro lavoro. Il “servizio civile aziendale”, una delle proposte da noi avanzate, punta ad avvicinare i giovani ai luoghi dove nasce la ricchezza del Paese, quella stessa ricchezza che, in una prospettiva più ampia, è sinonimo e garanzia di libertà e dignità di un popolo.
Che grazie a questa esperienza nascano vocazioni imprenditoriali è secondario, la cosa più importante è che nelle nuove generazioni maturi il rispetto nei confronti del lavoro.
Da imprenditori ci riferiamo in particolare a quello tecnico-manuale, che per anni ha vissuto una condizione di subalternità culturale rispetto a quello intellettuale e che oggi il bisogno di maestranze qualificate per tenere alto il prestigio del Made in Italy rende sempre più prezioso.
Il ruolo sociale della piccola e media impresa si rafforza colmando anche un vuoto normativo. Esiste lo “Statuto dei lavoratori” (1970), ma non lo “Statuto delle imprese”. O quanto meno è in una forma ancora embrionale, considerando il disegno di legge attualmente in discussione alla Commissione Attività Produttive della Camera. Alla elaborazione di tale Statuto Piccola Industria lavora consapevole che la libertà economica di un Paese si costruisce a partire dalla chiarezza delle regole che organizzano le relazioni tra imprese, istituzioni e pubblica amministrazione.
Come misurare invece la “bontà” di un’azienda, ovvero tutte quelle pratiche ascrivibili alla CSR e che poi incidono sulla sua reputazione? Confindustria, attraverso un gruppo di lavoro ad hoc all’interno della Commissione Cultura, sta mettendo a punto un Vademecum per le Pmi, ovvero un prontuario di auto-valutazione con il quale anche il piccolo imprenditore potrà conoscere e comunicare all’esterno il proprio grado di sostenibilità.
A novembre, infine, lanceremo la Giornata Nazionale della Piccola e Media Impresa Italiana. Per noi imprenditori è un atto d’amore verso il progetto nel quale abbiamo impegnato le nostre vite e le nostre famiglie. L’auspicio è che a condividerlo, con le parole e con i fatti, sia il Paese intero.
*Presidente della piccola industria di Confindustria |