Antonio Fazio: sviluppo e natalità

Giuseppe De Lucia Lumeno
 

Il libro di Antonio Fazio, “Sviluppo e declino demografico in Europa e nel Mondo”, della collana i “Rombi”edito da Marietti 1820, fornisce un importante contributo su quella che potrà essere in prospettiva la struttura della popolazione nei prossimi decenni, mettendo a confronto le tendenze previste per il prossimo futuro con quella che è stata l’evoluzione storica della popolazione a livello mondiale dai tempi dell’Impero Romano fino ai giorni nostri.
            Il saggio evidenzia come lo sviluppo demografico sia andato di pari passo con quello economico. Se fino all’anno 1000 la crescita della popolazione mondiale (stimata in quel periodo in circa 250 milioni di abitanti) era rimasta sostanzialmente stabile, nel successivo millennio si registrano, al contrario incrementi progressivamente sempre più consistenti, soprattutto a partire dal XIX secolo con l’inizio dell’avvento della rivoluzione industriale, portando la popolazione mondiale a quasi un miliardo di individui nel 1800, a 1,6 miliardi nel 1900, a 2,5 miliardi nel 1950 e a 6 miliardi nel 2000.
            Oggi che il numero di abitanti del pianeta ha superato i 7 miliardi, secondo i dati più aggiornati delle Nazioni Unite si stima un’ulteriore crescita fino al 2100. Nel libro si sottolinea come per i prossimi anni questo processo di aumento della popolazione tenderà a perdere d’intensità per effetto di un progressivo invecchiamento della popolazione, in particolare negli ultimi anni, con la popolazione mondiale che dovrebbe toccare a fine secolo il numero dei 10 miliardi.
            Tuttavia le dinamiche saranno chiaramente differenti da un’area all’altra così come già avviene oggi. In Europa, ad esempio, continuerà, come già registrato negli ultimi decenni, un tendenza di sostanziale stazionarietà del numero degli abitanti, almeno rispetto alle dinamiche più incisive che dovrebbero interessare gli altri continenti.
            Il libro quindi affronta i problemi che possono determinarsi da un aumento dell’età media e da una struttura della piramide per età rovesciata che se da un lato evidenzia un miglioramento delle aspettative di vita, dall’altro pone seri problemi economici per quanto riguarda sviluppo, crescita e gestione delle risorse necessarie per assicurare servizi e prestazioni sempre più orientati ai bisogni di persone progressivamente più anziane.
            Tutto ciò determina utili spunti di riflessione che portano a far riemergere le problematiche di maltusiana memoria cui il progresso tecnologico degli ultimi 200 anni è riuscito a dare risposte così convincenti da relegare in un angolo quelle che erano considerate ipotesi catastrofiste connesse ad una crescita, anche in termini più contenuti, della popolazione mondiale. Esistono comunque questioni importanti con i quali l’andamento demografico della popolazione nei prossimi anni inevitabilmente richiederà di fare i conti. Uno su tutti riguarderà i flussi migratori tra le varie aree del pianeta e come questi saranno in grado in misura più o meno efficiente di contrastare gli squilibri che verranno a crearsi in merito a quella che potrebbe essere la diversa struttura per età della popolazione di un paese o di un continente rispetto ad un altro. Ciò chiaramente potrà determinare altri tipi di problematiche anche di natura sociale che nel libro vengono brevemente accennati e che ribadiscono ancora una volta la necessità del legame tra crescita dell’economia e della popolazione e che richiedono una migliore distribuzione del reddito tra la popolazione, riducendo le disuguaglianze. Concetti, questi, la cui importanza era già ben nota nella seconda metà dell’800, quando le città si popolavano di persone in cerca di lavoro nelle fabbriche provenienti dalle campagne e che trovano la loro espressione nell’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII, e che risultano essere sempre di attualità, come testimonia anche l’enciclica Populorum Progressio del 1967, pubblicata da Papa Paolo VI dopo il Concilio Vaticano II.
            Nel saggio, oltre alla necessità di ricercare una maggiore coesione e giustizia sociale, in linea con quanto già espresso dalla chiesa, ed offrire una visione di quelle che sono le tendenze passate e future della popolazione a livello internazionale, si analizzano in maniera approfondita quelle che sono state e saranno le conseguenze degli andamenti demografici in Italia.
In particolare, viene posta l’attenzione su come negli ultimi cinquanta anni la società italiana sia stata attraversata da numerose e profonde trasformazioni, tali da modificare completamente quelli che erano i suoi connotati iniziali. Questo processo, che accomuna nei suoi tratti principali tutti i paesi industrialmente avanzati, ha lasciato segni indelebili nei nostri usi e nei nostri costumi riflettendosi necessariamente nella vita quotidiana. Le migrazioni, interne oppure da e verso l’estero, l’urbanizzazione nelle grandi città, la maggiore fruibilità dei diversi livelli d’istruzione, il miglioramento delle condizioni di salute nell’età avanzata e l’aumento dell’aspettativa di vita, l’emancipazione della donna e la diminuzione delle nascite sono fenomeni che dispiegano una varietà di effetti notevolmente complessi da identificare e descrivere e che interessano diversi ambiti di analisi, in particolare di tipo economico e sociale.
            Queste trasformazioni hanno influito notevolmente sulla struttura della famiglia e su quello che rappresentava, determinando nuovi bisogni e nuove esigenze che rimangono ancora per buona parte insoddisfatte (ad esempio la necessità per le lavoratrici madri di conciliare, in modo efficace, famiglia e lavoro).
            L’autore sottolinea, quindi, come lo scenario demografico principale che va delineandosi per i prossimi anni rappresenti una sfida difficile per il nostro Paese. L’invecchiamento progressivo della popolazione, il basso numero di nascite, il calo delle persone in età attiva e di coloro che partecipano o intendono partecipare al mercato del lavoro, sono problemi che devono essere necessariamente affrontati e risolti per rendere sostenibile il futuro della nostra società e per i quali il tempo a disposizione si sta riducendo con il rischio di arrivare ad agire troppo tardi. In aggiunta a ciò risultano rilevanti, anche, le conseguenze che un’evoluzione demografica di questo tipo ha sulle famiglie e sulla struttura della società, penalizzando le famiglie di tipo tradizionale con figli a vantaggio di tipologie composte da sole coppie senza figli o addirittura da persone sole.
            Occorre, quindi, attuare delle forti politiche di sostegno delle nascite, basate sulla capacità di creare per le giovani generazioni nuove opportunità nel mercato del lavoro che non si traducano in costante precarietà, di sostenere l’aumento di spesa che una famiglia deve fronteggiare alla nascita di un figlio, di garantire la disponibilità di alloggi adeguati al proprio livello di reddito e di offrire una rete di servizi che permettano una migliore possibilità di conciliare vita familiare e attività lavorativa per i genitori. Tali politiche sarebbero sicuramente efficaci poiché ciò che risulta oggi in crisi non è il modello ideale di famiglia, ma quello reale, ovvero il desiderio di costruire una famiglia che deve affrontare le concrete problematiche quotidiane.

 

         

 

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