Intervento nella società

Il destino dell'Italia è legato a quello dell'Europa

intervista a Gianni Pittella
di Alessandra De Lucia Lumeno
 

1950-2013, 63 anni di vita dell’Europa. Il 9 maggio 1950 il ministro francese degli affari esteri Robert Schuman presentava la proposta di creare un'Europa organizzata, indispensabile al mantenimento di relazioni pacifiche fra gli Stati che la componevano. La “Dichiarazione Schuman” è considerata l'atto di nascita dell'Unione Europea. Il 9 maggio è diventato un simbolo che, insieme alla bandiera, all’inno alla gioia, al motto “Uniti nella diversità” e alla moneta unica, identifica l'entità politica dell'Unione Europea. In occasione della sua festa che vale la pena ricordare e non renderla uno sterile momento occasionale, l’Onorevole Gianni Pittella, vice Presidente del Parlamento Europeo, elabora alcune riflessioni che mostrano la complessità e al contempo la grandezza e l’importanza di un’Unione Europea solida e coesa.

D: On.Pittella, partiamo da una considerazione molto importante, ma non così immediata soprattutto in questo periodo di “confusione” politica e disamoramento da parte dei cittadini: Europa unita cosa significa?
R: Europa unita significa proseguire nel processo di coesione tra i paesi europei più sviluppati e quelli più indietro, soprattutto alla luce di questa drammatica crisi economica e significa continuare sul percorso di costruzione degli Stati Uniti d'Europa. Bisogna certamente ripensare e rivedere l'architettura dell'Unione europea. E la meta sarà raggiunta quando avremo istituzioni europee che decidono a prescindere dall'interesse nazionale, istituzioni direttamente elette dai cittadini, quando ci doteremo di un ministro dell'economia europeo. Solamente attraverso tale percorso condiviso l'Unione potrà avere una posizione univoca sui temi più sensibili, ed incidere sullo scenario globale.

D: In questo momento di grandi cambiamenti politici, l’Europa è stata spesso argomento trattato in campagna elettorale, ma soprattutto in termini di speculazione e con riferimenti negativi. Come le scelte politiche di questi giorni possono cambiare il rapporto tra Italia ed Europa? Come un ruolo più importante dell’Italia sul piano dell’integrazione europea può aiutare a muovere passi in avanti in sede europea?
R: È purtroppo vero che il dibattito italiano sull'Europa è andato in corto circuito. Bisogna smascherare le bugie di chi costruisce le proprie campagne elettorali contro l'Europa auspicando addirittura un disimpegno dell'Italia dall'Euro. L'Italia dovrebbe fare invece da traino nel processo d’integrazione. Le scelte politiche di questo governo potranno migliorare la situazione solamente se verranno fatte tre cose: lotta contro le politiche di austerità volute dai governi europei, e fortemente avversate dal Parlamento europeo, che hanno messo in ginocchio tantissimi cittadini; riforma della regole che governano i mercati finanziari proseguendo sulla strada indicata dal Parlamento europeo con la regolamentazione delle agenzie di rating e degli Hedge funds, e lotta senza stregua all'evasione fiscale anche lavorando ad un accordo europeo con la Svizzera per il rientro dei capitali.

D: Si può secondo Lei ipotizzare un cambiamento dell’Italia attraverso un cambiamento dell’Europa? In che modo?
R: Il destino del nostro Paese e quello dell'Unione Europea sono strettamente legati. Per questo il processo di cambiamento deve andare di pari passo. Quando penso alla necessità di un allentamento dei vincoli di bilancio, credo che questo sia vantaggioso non solo per l'Italia ma per l'Unione europea nel suo complesso. Stesso ragionamento per le politiche sociali ed occupazionali. La questione è evidente: se l'Europa dei governi capisce che bisogna cambiare direzione e guardare a chi, come famiglie ed imprese, è in situazione di estrema difficoltà allora certamente anche in Italia potremo beneficiare degli effetti positivi di questo cambio di direzione. Ma i destini sono appunto incrociati perché per raggiungere questo obiettivo lo stesso governo italiano ha la responsabilità di puntare i piedi a Bruxelles e chiedere un atteggiamento differente e politiche espansive anche ai governi più conservatori.

D: Il monito del Presidente Napolitano è molto chiaro: l’Unione Europea deve proseguire sulla via delle riforme e dell'effettivo sollecito avvio di indispensabili politiche comuni a sostegno della ripresa dell'economia e dell'occupazione. Con un invito pressante a rispondere alle attese delle giovani generazioni, suscitando in esse rinnovata fiducia nella fecondità dell'esperienza e del disegno dell'Europa unita. «Occorre – afferma Napolitano - senza concederci alcuna indulgenza, proseguire sulla via delle riforma». Quali riforme sono possibili, On.Pittella?
R: Il Presidente Napolitano ha, con la sua consueta lucidità, centrato nel segno. Ho visitato molte Università europee e ho ascoltato i nostri ragazzi. La mia idea è che investendo ora energia e talento nell’educazione e nella formazione di giovani cittadini investiamo veramente nella nostra capacità di competere con successo e di influenzare il contesto strategico del futuro. La nostra prima priorità d’investimento è nel capitale umano e nelle infrastrutture sostenibili per l’istruzione, la sanità, i servizi sociali al fine di provvedere al continuo sviluppo e alla crescita dei giovani europei.

D: Quale contributo può fornire l’Italia alla prospettiva dell'unità politica europea secondo l'originale ispirazione federalista che la caratterizza?
R: Un contributo importante a patto che saremo capaci rapidamente di ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini e riportare l'Europa al centro del dibattito nazionale. L'Europa è decisiva per il destino del nostro Paese.

D: In conclusione mi sembra interessante puntare l’attenzione sulla Sua decisione di candidarsi alla guida del Pd. Dopo tanti anni al Parlamento Europeo nel ruolo di Vicepresidente, come è maturata la scelta di mettersi a servizio del suo partito? Pensa che la sua esperienza europea possa dare un valore aggiunto anche al suo posto in un partito italiano che sta attraversando oggi un momento particolarmente travagliato?
R: Il Partito democratico vive una fase delicata della sua storia ed è iniziato un confronto interno vero sui contenuti. Bisogna ricostruire un clima di fiducia e chi ha qualche grumo di esperienza - ed io penso di averla, dopo 14 anni di Europa e un rapporto strettissimo di consuetudine con il mio territorio - deve oggi fare un atto di generosità e metterla a disposizione in una fase difficilissima per il Paese.

Alessandra De Lucia Lumeno

         

 

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