Alfiere della Tradizione e creatore della modernità

Andò oltre le ideologie del secolo breve

Vincenzo Centorame

Poeta e politico fu il prototipo dell'era moderna

Gennaro Malgieri
Esplorò i confini dell'anima nazionale, dalle avventure amorose ai sacrifici della guerra Claudio Antonelli

Non è un caso che Gianni Oliva, uno dei più seri studiosi del Vate, abbia intitolato il suo intervento in uno dei numerosi convegni organizzati per il 150° della nascita del poeta pescarese “Il ritorno di Gabriele D’Annunzio”. E’ la certificazione di una avvenuta, totale rivoluzione copernicana del giudizio critico nei confronti del poeta pescarese.
            Nel 1963 i toni erano stati ben diversi. Nella sostanza un fuoco di sbarramento su tutta la linea nei confronti dell’“immaginifico” che rispecchiava il clima che si respirava nei luoghi di cultura e nelle scuole dove, per un trionfo del ‘politicamente correttoGabriele D’Annunzio veniva semplicemente evitato da quasi tutti i docenti e non rientrava nei programmi abituali negli anni degli esami di stato. Questo anche se continuava ad essere uno degli autori più letti e, certamente, tra i più rappresentati come autore teatrale.
            Il clima nel 1988 per il cinquantenario della nascita era già cambiato ed il dibattito era diventato più vivace ed interessante. A mettere la parola fine su un tragicomico giudizio negativo di tipo aprioristico. era stato il vigore di alcune personalità di livello internazionale e, soprattutto, un libro coraggioso e semplicemente puntuale di Renzo De Felice, “D’Annunzio politico 1918-1938”. che ebbe il pregio  di essere semplicemente documentato e di alto livello scientifico e di far giustizia su una serie di luoghi comuni del tutto infondati mentre si continuava ad  occultare una serie di meriti e di straordinarie intuizioni.
            Oggi, nel 2013, anno del 150° anniversario della nascita. le iniziative di omaggio e di studio sono praticamente innumerevoli e di vario livello: dalla pura e semplice esaltazione acritica, alle serate dedicate alla poesia, alle rappresentazioni delle opere drammatiche in Italia ed all’estero, allo studio di D’Annunzio e la musica, ai suoi legami con il nascente cinema nazionale, a quelli innumerevoli con la pubblicità, al ruolo determinante nei rapporti strettissimi con la classicità, con le arti figurative, con il giornalismo, con la moda e con il cenacolo di Francavilla. E questi sono solo alcuni dei temi affrontati senza dimenticare i controversi rapporti con la politica, e le sue straordinarie qualità di soldato di tutte le armi ed infine, ultimo ma non ultimo, quelli di legislatore.
            Senza citare le numerose iniziative ancora in programma nell’anno, le varie celebrazioni che si terranno nei luoghi più impensati, la cosa più importante è che Gabriele D’Annunzio sia ormai stato tranquillamente inserito nei programmi di ogni tipo di scuola e di tutti gli ambiti universitari. Si è preso finalmente atto che i giovani sono usciti dalla minorità culturale ed intellettuale e possono tranquillamente confrontarsi criticamente con le opere del Vate e decidere autonomamente che cosa pensarne.
            Non vi sono dubbi invece sulla straordinaria influenza che Gabriele D’Annunzio ha avuto e continua ad avere sulla letteratura, il costume e, persino, su stili di vita che oggi si definiscono anticonformisti.
            Gabriele D’Annunzio è stato, senza alcun dubbio, difensore della classicità e, in alcuni occasioni convegnistiche, sono abbondantemente riconosciuti i suoi meriti come alfiere della tradizione nei suoi aspetti principali. Non si può, con altrettanta certezza, mettere in discussione il fatto che egli sia stato un creatore della modernità nei suoi vari aspetti, un fautore di primo piano di quella società italiana tra Ottocento e Novecento che cercava faticosamente di sprovincializzarsi anche, ad esempio, avvicinandosi alla migliore letteratura europea, non solo per farla propria ed utilizzarla ai massimi livelli ma, soprattutto, per rilanciarla in un contesto culturale europeo.
            Autore ed animatore di coscienze di fama internazionale, non era sfuggito, negli anni immediatamente successivi alla Prima guerra mondiale ed alla Rivoluzione russa, alla curiosità ed all’attenzione dei professionisti della rivoluzione; non solo di Mussolini, ma anche a quelli di sinistra, compreso l’emissario di Lenin, Cicerin,  da poco asceso al potere. Meno noto è il fatto che egli si sia rifiutato di ricevere Antonio Gramsci nell’aprile del 1921, prima dell’ascesa del Fascismo al potere. Non si trattò di un pregiudizio politico, D’Annunzio non ne aveva, ma di una semplice adesione ad una norma igienica (il politico sardo, era stato detto al poeta, non amava molto il sapone).
            Una personalità complessa, proiettata su vari fronti e pronto ad ogni tipo di esperienza, che però non dimenticò mai le proprie radici. Pescara e l’Abruzzo furono sempre al centro della sua vita o del suo ricordo più immediato. Da giovane quando animò con il suo amico Francesco Paolo Michetti, il cosiddetto Cenacolo di Francavilla, prima nello studio del pittore ed in seguito nel famoso ed ancora visibile Conventino. Si trattò di un momento culturalmente straordinario in cui gli animatori di questa straordinaria esperienza dettero vita e consistenza al famoso rapporto tra le arti, facendo di una progetto visionario e di una intenzione una realtà vissuta. Tanto è vero questo che, Papini e Giuliotti, nel “Dizionario dell’Omo Salvatico” hanno scritto che “tra il 1890 ed il 1914 l’Italia aveva attraversato un periodo abruzzese”. Se il poeta fu l’inimitabile promotore con l’amico pittore, innumerevoli furono le personalità di primo piano che animarono il Cenacolo: da Francesco Paolo Tosti,  straordinario musicista di grande successo, al grande scultore Costantino Barbella, a Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao, da Paolo De Cecco e altri eletti che avevano il posto sempre pronto nel Cenacolo.
            Se questo del Cenacolo è l’esempio più noto, D’Annunzio lasciò la sua impronta in molte città e territori italiani, e non solo. Non molti sanno, ad esempio, che egli aveva in mente, nel periodo di straordinaria vitalità del suo rapporto con Eleonora Duse, di rinnovare la scena teatrale europea, creando il teatro all’aperto di Albano sull’esempio wagneriano di Bayreuth. Resterà un progetto ambizioso ma mai realizzato. Una ennesima tessera di un mosaico straordinario che non si esaurisce certamente in queste poche considerazioni.

 
                                                                             

Vincenzo   Centorame

 

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