Quale "rete solidale" per l'imprenditoria locale?

Ivan Simeone


Rilanciare la nostra vocazione: piccola impresa, agricoltura, artigianato e turismo

Mai come in questo periodo, il territorio pontino sta registrando una profonda crisi delle grandi realtà industriali che, sembrano voler fuggire dai nostri siti.
La sensazione che si “respira” è quella di essere stati spremuti dalle logiche del profitto; multinazionali che hanno preso per poi investire in altre realtà. Pezzi della nostra “giovane storia” industriale che si vanificano... una per tutte la realtà della Fulgorcavi... un simbolo!
Ma come affrontare questi momenti?
La nostra classe dirigente imprenditoriale e politica è realmente “attrezzata”, anche culturalmente per affrontare queste nuove sfide che ci si pongono innanzi? Certamente uno dei primi obiettivi è quello di riscoprire l’impegno e la coscienza sociale; ridare forza ad una coscienza politica, professionale e sociale che oggi sta venendo a mancare.
Parlare di crisi industriale rischia di divenire tristemente usuale e parole si aggiungono a parole... le statistiche le conosciamo tutti e, certamente, lo “snocciolare” i dati sembrerebbe molto professionale e “interessante” ma non sempre le cose interessanti sono poi quelle più utili. I dati certamente sono la base per comprendere una realtà ma dobbiamo cercare di fare un ragionamento diverso; o almeno “lanciarlo” per poi riprenderlo in un immediato futuro. 

Il problema è certamente politico-economico ma, alla base, vi dovrebbe essere (uso purtroppo il condizionale) una visione di carattere etica e morale.
Sarebbe importante, in proposito, aprire una riflessione sull’ultima enciclica di Benedetto XVI “Caritas in Veritate” dove rammenta che “La sfera economica non è né eticamente neutrale né di sua disumana e antisociale… e proprio perché umana deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente”.

La situazione è ormai sotto gli occhi di tutti.
Quella che era una “strisciante” crisi delle nostre multinazionali è divenuta una crisi conclamata. Si cerca di contenere i danni, fare mediazioni e trovare soluzioni... a volte ci si riesce altre no. Il dato di fatto è che le nostre grandi imprese, una per volta, vengono vendute, “spacchettate” in altre società; ricollocate sul mercato produttivo ma comunque ridimensionate in omaggio al processo inarrestabile della globalizzazione. Ormai, in ambito lavorativo e produttivo non vi sono più certezze.
Una marea di lavoratori si trovano a doversi ricollocare sul mercato, con tutti i problemi che si possono immaginare.
Dobbiamo renderci conto della realtà: molti sono uomini e donne monoreddito che dalla mattina alla sera (salvo ammortizzatori sociali possibili) si trovano a non poter più produrre reddito... e tutti gli impegni economici assunti? Le famiglie di cui sono responsabili?
In questi anni molti sono stati gli errori e ancora oggi, forse, non si riesce ad affrontare nella maniera giusta il problema. Molti gli appelli ma poi? Come agire concretamente?
Le ricette possono essere molte ma, innanzitutto, dobbiamo avere il coraggio, noi Associazioni datoriali e dei lavoratori per primi, di ripensare anche il nostro ruolo e fare tutti maggiore sinergia, creare realmente una rete solidale che si tramuti in azioni concrete.
Fare concertazione e riuscire a vedere il problema dell’azienda, non come un insieme di numeri ma considerare l’impresa come il luogo della realizzazione dei lavoratori che sono principalmente persone... è persona il datore di lavoro, l’imprenditore che - sovente come nel mondo dell’artigianato - e anch’egli stesso lavoratore.
Dobbiamo fare sintesi operativa con le Istituzioni che non sono la nostra controparte. Dobbiamo fare sintesi con il mondo delle professioni e con il mondo universitario, luogo di formazione della futura classe dirigente, dobbiamo riuscire a riempire, sempre di più, di Valori veri la nostra quotidianità, le nostre Organizzazioni.

Questa crisi della grande impresa ormai possiamo solo cercare di “accompagnarla” ma vi deve essere una nuova politica a livello anche locale; bisogna cercare di dare sgravi per le imprese che investono da noi; facilitarli nella burocrazia; avere un sistema finanziario locale che faccia “sistema vero” e aiuti l’imprenditoria sana.
Non possiamo andare contro le regole della globalizzazione, la storia va avanti. Dobbiamo guidare il cambiamento, fin dalle nostre piccole realtà provinciali e questo si traduce poi in infrastrutture, detassazione di balzelli locali...

Dobbiamo sostenere e potenziare il sistema dei Confidi, anche con nuove forme di “microcredito”. Dobbiamo rilanciare la formazione professionale ed oggi qualche passo in avanti si sta facendo grazie alla Provincia di Latina che è riuscita a mettere intorno ad un tavolo comune tutte le Associazioni e i Sindacati. Insieme stiamo lavorando per avviare una azione che sta vedendo l’assegnazione di oltre 800 borse lavoro  a lavoratori oggi disoccupati e privi di ammortizzatori sociali e altre 300 sono state assegnate lo scorso anno. Sono stati avviati molti progetti formativi di riqualificazione professionale per occupati tramite il Fondo Sociale Europeo.

Dobbiamo puntare maggiormente ai fondi interprofessionali gestiti dalla bilateralità. Dobbiamo ridare respiro alle nostre tradizionali vocazioni economiche quali i servizi, l’agricoltura, la micro e piccola impresa la quale è un grande valore non solo economico, ma anche culturale e sociale. L’artigianato è diventato un ammortizzatore sociale indiretto per tutti gli operai specializzati che, una volta usciti dalle grandi imprese, decidono di aprire una loro attività. Dopo molti anni abbiamo oggi la grande fortuna ad avere un assessore regionale al turismo di Latina ed è questa una grande opportunità per tutto il nostro territorio e per tutta la nostra comunità, oggi possiamo riuscire a lavorare tutti insieme (al di là degli orientamenti partitici) per dare slancio e “inventarci” una nuova politica turistica.
Latina non ha bisogno di “sogni” o di stimoli mediatici ma progetti cantierabili subito!
Fra i giovani cresce la voglia di fare impresa artigiana. A livello nazionale, nel 2009, 4.637 under 40 sono i nuovi imprenditori arrivando ad un totale di 615.239 imprese artigiane guidate da giovani.

I settori maggiormente vivaci sono quelli dell’edilizia, quello manifatturiero e dei servizi, ma il problema che sentono maggiormente è quello dell’accesso al credito e il problema (che è ormai pesante per tutto il mondo imprenditoriale) delle insolvenze sia da parte di privati che da parte degli Enti pubblici... ma questa è un’altra storia.


Qualche dato:
A fine settembre 2009 imprese iscritte in CCIAA: 57.816 di cui 48.083 attive (83,16%).
Le imprese artigiane sono intorno al 20% del totale (circa 9.000 attive su 10.000).
Il tasso di crescita inferiore al 2008 ma sempre positivo nel rapporto tra iscrizioni e cessazioni + 1.04%.
I settori maggiormente rappresentativi sono:

•          Commercio 16.186 (in frenata)
•          Agricoltura 11.899
•          Costruzioni 7.604
            (settore leggermente in crescita)
•          Manifatturiere 5.861

Ci sono poi segnali positivi anche per i settori energetico e della pesca.
Riguardo alla tipologia societaria, si registra un aumento consistente delle società di capitali rispetto alle società di persone o imprese individuali, ma questi sono freddi numeri e percentuali.
Quello che è importante in ogni caso, ricordando un grande educatore, Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione è guardare sempre al bisogno concreto della “Persona”. Una sfida per tutti noi operatori.

*Direttore Confartigianato Imprese Latina e Presidente Centro Studi G. Toniolo

 

 

UCID: Pedrizzi Presidente regionale del Lazio

«Diamo un'etica all'economia in crisi puntando sulla dottrina sociale della Chiesa»

Riccardo Pedrizzi è il nuovo presidente regionale dell'Ucid Lazio. Nei giorni scorsi il Consiglio Direttivo del Gruppo Regionale del Lazio dell'Unione Cristiana degli Imprenditori e Dirigenti, alla presenza del Cardinale Giovanni Battista Re Prefetto della Congregazione per i Vescovi e di Monsignor Paolo Schiavon Assistente spirituale del Gruppo UCID del Lazio, ha votato all’unanimità l’elezione a presidente del senatore Pedrizzi.
Il passaggio di consegne è avvenuto col discorso di commiato del presidente uscente, Dott. Antonio Bertani, che ha retto l'incarico per 15 anni.
Bertani ha sottolineato come da due anni «l'Ucid fosse alla ricerca di una personalità di livello nazionale, una persona che avesse avuto successo nell’impegno nella nostra associazione, una persona che con discorsi, con scritti, con articoli e libri avesse dimostrato una profonda conoscenza della Dottrina Sociale della Chiesa.
Siamo stati fortunati, abbiamo ora trovato questa persona che presenta tutte le caratteristiche che avevamo desiderato: Riccardo Pedrizzi».
Il nuovo presidente eletto, dopo i ringraziamenti a tutti coloro che si dedicano alle attività dell’Ucid con “passione e dedizione”, ha sottolineato come, in questa fase di crisi, «la Dottrina Sociale della Chiesa ci apra davanti spazi incommensurabili di azione, soprattutto ora che i più grandi economisti a cominciare dal premio nobel Amartja Sen concordano con l’orientamento del magistero della Chiesa». «Oggi l’Ucid, alla luce dell’attualità della sua cultura politica ed economica, può svolgere un ruolo importante per offrire ancoraggi,  punti di riferimento, analisi originali e proposte attuali. Sul piano territoriale - ha aggiunto Pedrizzi - il compito all’Ucid sarà quello di consolidare e far conoscere sempre più l’associazione, rafforzare i legami con i vescovi delle diocesi del Lazio, essere presente negli organismi ecclesiali, allacciare rapporti con le associazioni di categoria imprenditoriale, Confindustria in testa. A queste associazioni noi possiamo dare un’anima e un’etica», ha concluso il neopresidente dell'Ucid del Lazio.

 

 

 

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