Imprese, Finanza e Mercati di fronte alle sfide poste dall'Enciclica "Caritas in Veritate"

Giuseppe Schlitzer


Chi si aspettava un testo risolutamente “illiberale” nel leggere l’enciclica di Benedetto XVI è rimasto senz’altro deluso.  L’enciclica infatti contiene una serie di riconoscimenti al ruolo esercitato da importanti categorie economiche, quali la globalizzazione, il mercato, la concorrenza, l’imprenditore. Certo, il giudizio del Santo Padre non è tenero con molti aspetti dell’economia moderna:

-          La ricerca del profitto in sé, senza cioè perseguire anche il bene comune;
-          l’aumento delle diseguaglianze sia tra paesi che all’interno dei paesi stessi;
-          le ancora troppo diffuse violazioni dei diritti dei lavoratori;
-          l’indebolimento delle reti di protezione sociale sotto la pressione della concorrenza internazionale.

Non poteva del resto essere altrimenti, anche considerando la gravissima crisi finanziaria ed economica che stiamo sperimentando.
Di questo si è discusso in un interessante Convegno tenutosi il 20 aprile scorso a Roma presso la Pontificia Università della Santa Croce, organizzato in collaborazione con l’UCID - Gruppo regionale Lazio e questa prestigiosa Rivista. Alla presenza del Rettore dell’Università, Prof. Luis Romera, e del Presidente dell’UCID Lazio, Dott. Antonio Bertani, il convegno ha richiamato  un folto pubblico tra accademici, professionisti e studenti dell’università.
Il dibattito, moderato brillantemente dal giornalista Eugenio Fatigante del quotidiano Avvenire, è stato introdotto dagli interventi di Mons. Martin Schlag, docente di Teologia morale presso la Santa Croce, del Prof. Salvatore Zecchini, Presidente dell’Istituto per la promozione industriale (IPI), nonché del Sen. Riccardo Pedrizzi. Quest’ultimo eletto recentemente Presidente Regionale degli imprenditori e dirigenti cristiani laziali (UCID) presentava nell’occasione il suo ultimo libro, intitolato “Fede, Economia e Sviluppo”, edito dalla Pantheon edizioni.
E’ impossibile in questa sede riassumere in poche battute la ricchezza degli interventi e del dibattito che ne è seguito. I punti dell’enciclica che sono stati maggiormente richiamati  hanno riguardato:

-          la necessità che il mercato non diventi il luogo della sopraffazione del forte sul debole;
-          la rilevanza crescente del “dono” e del Terzo settore nei processi economici;
-          il ruolo positivo che può essere esercitato dalla responsabilità sociale delle imprese nel modificare dall’interno i comportamenti economici;
-          la necessità che l’industria della finanza torni ad essere “strumento finalizzato alla migliore produzione di ricchezza e sviluppo”.

Riguardo a quest’ultimo ambito, molto si è discusso della necessità di una riforma della regolamentazione finanziaria a livello  internazionale. Cruciale da questo punto di vista sarà trovare il giusto equilibrio tra l’esigenza di nuove regole che aiutino a prevenire l’instabilità finanziaria e quella di non soffocare l’innovazione e la crescita.
Sempre in ambito finanziario, è stata richiamata la questione del “microcredito”, cui l’enciclica dà grande risalto. Come ha giustamente osservato Pedrizzi, in quest’ambito il nostro Paese può vantare storicamente la primogenitura, poiché null’altro erano, se non forme di microcredito, quelli che una volta erano da noi i “Monti di Pietà”.

Giuseppe Schlitzer

 

 

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