L'imperatore Costantino e le origini della civilizzazione cristiana
Giuseppe Brienza
Basilica dei Santi Quattro Coronati, nell'oratorio di San Silvestro c'è l'epopea di Costantino Lidia Lombardi
1700 anni fà nasce la libertà religiosa Alessandra De Lucia Lumeno

L’Unione europea, tra le tante commemorazioni, non ha ricordato quest’anno quella del diciassettesimo centenario dell’Editto di Milano (313 d.C.). Un decreto che, a seguito della battaglia di Ponte Milvio del 312 nella quale Costantinoil Grande” sconfisse Massenzio, portò al riconoscimento della libertà di culto per i seguaci del Vangelo in tutti i territori dell’Impero romano.
            Nonostante l’influenza del cristianesimo a partire dal IV secolo abbia preparato i popoli europei ad affrontare i secoli delle invasioni barbariche salvando la libertà in tutto il “vecchio continente”, gli eventi storici degli anni 312 e 313 non hanno evocato nessuna commemorazione ufficiale a Bruxelles. Perché?
            Forse perché avrebbero ricordato agli europei l’importanza pubblica della religione, vero spauracchio per i fautori di una integrazione fondata sulla laicité e sull’orgoglio umano della modernità.
            Oppure perché la conversione in punto di morte di Costantino avrebbe rievocato l’apertura del Medioevo, del periodo cioè di civilizzazione cristiana per antonomasia. Come ha scritto Giuseppe Nastri, infatti, «un riferimento al sovrannaturale, al consolidamento della Chiesa e la prefigurazione del Medioevo non sembrano cose che si possano celebrare solennemente nel contesto sociale, morale e culturale del momento presente» (Costantino & la civilizzazione cristiana, in Studi Cattolici, n. 621, novembre 2012, pp. 775). Inoltre, ad un continente che è arrivato a considerare l’aborto un “diritto” e cerca di legalizzare per questa via anche l’infanticidio, o che considera la famiglia tradizionale una struttura oppressiva da “superare”, come ricordare la determinazione con la quale Costantino sancì nel 315 che una parte del fisco romano fosse utilizzata per il soccorso degli infanti abbandonati e per i figli delle famiglie povere?
            Nell’altro “polmone” dell’identità dell’Europa che è la Russia, entrambi gli “anniversari cristiani” sono stati comunque vissuti in maniera molto diversa da come li ha vissuti l’UE. E non solo a livello di celebrazioni, che comunque non sono mancate se si pensi ad esempio che il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, su invito dell'Arcivescovo di Milano il card. Angelo Scola, è stato il 20 e 21 marzo scorso a Milano, per coronare e condividere con la sua presenza le numerose iniziative volute dalla Diocesi ambrosiana per celebrare i 1700 anni dell’Editto di Milano.
            Non solo, dicevamo, con le commemorazioni, perché proprio nel XVII anniversario dell’Editto di Milano è stata promulgata una legge voluta dal presidente Vladimir Putin, che stabilisce a partire dal 1° settembre del 2013 l’obbligatorietà dell’educazione religiosa in tutte le scuole della Russia. Un provvedimento positivamente commentato dal Vaticano, sul cui quotidiano “ufficioso” si è voluto pure precisare come «Quella approvata dal presidente Putin non è altro che l’ampliamento e l’estensione di una precedente normativa. Nel febbraio dello scorso anno, infatti, un decreto legge firmato dallo stesso Putin - allora primo ministro - prevedeva che l’insegnamento della religione, bandito durante l’era sovietica, fosse impartito in tutti gli istituti pubblici di istruzione primaria. Un’innovazione, salutata felicemente dai rappresentanti delle comunità religiose per  la [riconosciuta] possibilità di frequentare lezioni su una delle quattro religioni ritenute “tradizionali”, cioè il cristianesimo ortodosso, l’islam, l’ebraismo e il buddismo» (Obbligatoria in Russia l’educazione religiosa, in LOsservatore Romano, 6 gennaio 2013, p. 6).
            Dopo l’Editto di Costantino non soltanto la Chiesa non fu più perseguitata, ma la sua influenza fu favorita in tutti i modi, proprio al contrario di quanto succede oggi nella maggior parte delle Istituzioni europee. Ma perché il grande Imperatore romano, che nel 312 era ancora ufficialmente pagano, si decise ad un tale decisivo atto in favore del cristianesimo?
            I fatti. Nel 312 Costantino, decidendo di attaccare l’usurpatore Massenzio, che si apprestava minacciosamente lungo la via Flaminia, a Roma, sfoggiò in testa alle sue truppe il labaro con il crisma, segno formato dalle prime due lettere greche del nome di Cristo - una X (chi) e una P (rho) - disposte di modo che la sbarra verticale della P attraversi la X. Secondo lo storico Eusebio da Cesarea, l’imperatore stesso raccontò di avere ricevuto la rivelazione di questo segno insieme con il messaggio: «In hoc signo vinces» Sotto questo segno vincerai»).
            Il 28 ottobre 312 Massenzio uscì con il suo esercito dalla capitale avanzandosi di alcune miglia per fare fronte all’avversario. E’ però respinto verso il Tevere in prossimità del Ponte Milvio, le sue truppe furono disfatte e l’usurpatore annegò nel fiume. L’affresco di Giulio Romano nelle Stanze di Raffaello in Vaticano rappresentano nel modo più solenne questo momento che aprì definitivamente la via alla nuova civilizzazione cristiana.
            Nel febbraio-marzo 313, a Milano, Costantino diede quindi in matrimonio all’imperatore delle regioni d’Oriente Licinio (265-325) la sorella Costanza, stipulando in tale occasione un accordo nel quale venne riconosciuta la libertà «affinché ogni realtà divina e celeste sia favorevole a noi e a quanti vivono sotto la nostra autorità».  L’editto portò successivamente Teodosio I (347-395) a regnare su di un Impero unificato di cui il cristianesimo divenne la religione unica e obbligatoria. Per questo fu chiamato Teodosio il Grande dagli scrittori cristiani e, tornando nuovamente all’Oriente, lì è commemorato come santo il giorno della sua morte, il 17 gennaio.

Giuseppe Brienza

 

         

 

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