Insieme per amore dell’Italia

Insieme per l'amore dell'Italia

Facciamo una breve cronologia degli ultimi avvenimenti politici, partendo dall’inizio della storia e della genesi della formazione del governo di Mario Draghi.

Quando il presidente della repubblica, Sergio Mattarella dette l’incarico all’ex Presidente della Banca Centrale Europea, già Direttore Generale del Tesoro e Governatore della Banca d’Italia (tanto per citare solo alcuni dei prestigiosi incarichi da lui ricoperti), immediatamente con dichiarazioni riprese da agenzie di stampa e da alcuni mezzi di informazione, esponendomi ad evidenti e possibili rischi di errore e valutazione, azzardai che sarebbe stato necessario da parte di tutte le forze politiche presenti in Parlamento appoggiare e sostenere l’Esecutivo che si sarebbe formato.

Per una serie di ragioni sia di strategia politica che di tattica parlamentare. A prescindere dalle altre motivazioni di carattere generale rappresentate dalla qualità della persona, che andava a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio e della situazione nella quale versa il nostro Paese da un anno e più a questa parte a causa della pandemia da Covid 19.

La qualità della persona: il prestigio, la competenza, la preparazione di Draghi sono indiscutibili e nessuno, anche per la più feroce opposizione la mette in discussione. E nemmeno per chi come me non dimentica che negli anni Novanta, nella fase delle cosiddette privatizzazioni dell’apparato produttivo statale, insieme ad altri esponenti politici, denunciò i tentativi di intromissione e di speculazione sull’economia italiana che Draghi, quale Direttore generale del Tesoro, sembrava aver avallato (vedasi la vicenda del panfilo Britannia), Successivamente però avevo apprezzato il suo ruolo di salvatore della Patria e della nostra dignità nazionale allorquando da presidente della Bce contro i Paesi del Nord Europa e la stessa Bundesbank, mise in campo i suoi bazooka di miliardi di Euro per creare un argine alla speculazione contro di noi. Oltretutto Draghi succede e chiude la disastrosa esperienza di Giuseppe Conte e la sua armata Brancaleone.

E gli effetti di questa sua credibilità internazionale si sono visti immediatamente, riuscendo a disinnescare subito le polemiche intorno al MES nell’ambito della sua maggioranza. Infatti Una delle argomentazioni dei sostenitori del Meccanismo Europeo di Stabilità era quella di poter usufruire di ingenti somme per sistemare la nostra disastrata sanità, a tassi di interessi molto più favorevoli per il nostro Paese di quelli praticati dal mercato. Ma attualmente il differenziale di rendimento tra Btp e Bond emessi dall’ESM si è già ridotto di molto. Infatti ad aprile dello scorso 2020 in connessione con l’accordo per il MES sanitario, i Btp costavano il 2% in più di interessi rispetto al credito europeo, e già attualmente lo scarto si è ridotto a soli 0,85 e si prevede che possa ulteriormente abbassarsi. Pertanto poiché il prestito del Fondo salva Stati è concesso a certe condizioni e a certi vincoli, che limiterebbero ulteriormente la nostra sovranità monetaria è chiaro che non è più conveniente andare ad approvvigionarsi usufruendo del MES e che possono essere superati tutti i pregiudizi ideologici ed assunte decisioni solo in relazione all’andamento dei tassi di mercato. Ed ora tutti i favorevoli ed i contrari sono concordi nel non usufruire al momento di questi fondi.

La situazione di emergenza pandemica, sanitaria economica e sociale dell’Italia inoltre è tale che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la prima volta nella storia repubblicana, aveva chiamato a raccolta tutte le forze politiche, senza alcuna distinzione e tanto meno discriminazioni, indipendentemente dalle singole storie, dalle culture di riferimento, dalle appartenenze, dai retaggi più o meno stretti con il passato.

Questo ha significato che non ci sono più e non ci saranno più “archi costituzionali”, dai quali per quasi mezzo secolo venivano esclusi pezzi consistenti di popolo italiano. Non ci sono più e non ci saranno più “conventio ad escludendum” per nessuno. Si è, dunque, definitivamente chiuso il dopoguerra.

Tutti i partiti, oggi, nessuno escluso, sono stati riconosciuti come degni, adeguati e necessari per salvare il Paese e tutti vengono legittimati dal capo dello Stato e, di conseguenza, la legittimazione, come sta accadendo, avviene reciprocamente tra tutti i partiti. Persino Stefano Fassina, parlamentare di LEU, economista con una grande cultura politica e di indubbia onestà intellettuale alla vigilia della formazione del governo, aveva chiesto che “la sinistra deve stare al governo con la Lega e anche con Fratelli d’Italia se anche quest’ultima appoggerà Draghi”, perché si tratta “di una grande opportunità per entrambi gli schieramenti….. Collaborare con la nuova compagine di governo significa legittimarsi a vicenda, a dispetto di quanto è successo negli ultimi anni”.

Che questa fosse la strada giusta è confermato anche dalla disponibilità delle forze politiche a non porre nessun veto o condizione nei confronti delle altre componenti del governo.

Una contingenza storica come questa che stiamo vivendo non si ripeterà mai più. E veniamo al piano strategico: tutti i partiti politici hanno la possibilità di dimostrare di essere veri patrioti e di non pensare agli interessi di bottega; possono accreditarsi come forze responsabili di governo; possono presentarsi nel concerto europeo con dignità senza andare a sottomettersi con il cappello in mano. Sul piano tattico-pragmatico: si può contribuire a far implodere il Movimento5 Stelle (cosa che è puntualmente accaduta); si può far fare chiarezza all’interno del Pd che rischia di lasciare morti sul terreno (come si è verificato con la rivolta di tutte le sue donne escluse dalla rosa dei ministri). Basta leggere i titoli de “Il Tempo”: “La mossa di Salvini manda in confusione il PD”; “Nel M5S scorrazzano bande di guerriglieri pronti a sabotare tutto” e del “Corriere della Sera”: “Il Si di Salvini agita PD e 5 Stelle”; si può pesare in maniera proporzionale nella compagine governativa in relazione alla rispettiva consistenza numerica.

Insomma in questa fase estremamente difficile sia la classe dirigente politica che i corpi sociali intermedi potranno e dovranno dimostrare di essere all’altezza del compito. E da ogni schieramento politico, da ogni aggregazione sociale dovranno arrivare contribuì per sostenere “questo gabinetto di guerra” che si è posto al servizio del Paese.

E’ vero che la composizione della squadra di governo si presenta sbilanciata a sinistra con una rappresentanza del PD superiore alla sua consistenza parlamentare effettiva ed è altrettanto vero che con la conferma di certi ministri non appare abbastanza marcata la discontinuità con il precedente governo (basterebbe esaminare la lottizzazione partitica e correntizia dei Viceministri e dei Sottosegretari), ma è altrettanto vero che fin dall’inizio del suo mandato, si può già prevedere, alla luce delle esperienze e dalle testimonianze del passato di Draghi (basterebbe ricordare che è stato discepolo di Federico Caffè che per tutta la sua vita si era battuto contro “gli incappucciati della finanza speculativa) quale possa essere l’architrave del suo pensiero sul quale fonderà l’azione di governo:idee riformiste, non stataliste, anche rispetto al “debito buono”, al deficit spending per investimenti, in direzione quindi, opposta alle politiche assistenzialiste come il reddito di cittadinanza, in linea con l’etica del lavoro, della competenza, del merito e del sacrificio.

Da parte nostra – e quando dico nostra, mi riferisco ai cattolici impegnati in politica e nella società – i contributi di azione e di pensiero dovranno venire, anche sul piano strettamente operativo, dagli insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa, la cui eco ho trovato con soddisfazione nel discorso di presentazione di Draghi all’atto del suo insediamento, ma anche nei suoi interventi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, l’11/10/2019, in occasione del conferimento della Laurea Honoris causa in Economia ed al Meeting di Rimini dello scorso 18 agosto.

In particolare non ci può non far piacere il riferimento dell’ex Presidente della BCE al “Bene comune”: (“…un esecutivo come quello che ho l’onore di presiedere,… è semplicemente il governo del Paese. Non ha bisogno di alcun aggettivo che lo definisca. Riassume la volontà, la consapevolezza, il senso di responsabilità delle forze politiche che lo sostengono alle quali è stata chiesta una rinuncia per il bene di tutti”). Alla solidarietà intergenerazionale: (“…Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni, una sottrazione dei loro diritti… Nella speranza che i giovani italiani che prenderanno il nostro posto, anche qui in questa aula, ci ringrazino per il nostro lavoro e non abbiano di che rimproverarci per il nostro egoismo”). Alla solidarietà geografica: (“benessere, autodeterminazione, legalità, sicurezza sono strettamente legati all’aumento dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno. Sviluppare la capacità di attrarre investimenti privati nazionali e internazionali è essenziale per generare reddito, creare lavoro, invertire il declino demografico e lo spopolamento delle aree interne. Ma per raggiungere questo obiettivo occorre creare un ambiente dove legalità e sicurezza siano sempre garantite”).

Condivisibili poi sono le sue preoccupazioni sulle “ferite profonde nelle nostre comunità, non solo sul piano sanitario ed economico, ma anche su quello culturale ed educativo” e sulla inadeguatezza del “nostro sistema di sicurezza sociale squilibrato, non proteggendo a sufficienza i cittadini con impieghi a tempo determinato e i lavoratori autonomi”, che dimostrano come Draghi sia sensibile al tema della giustizia sociale e dalla povertà: (“Si è anche aggravata la povertà. I dati dei centri di ascolto Caritas, che confrontano il periodo maggio-settembre del 2019 con lo stesso periodo del 2020, mostrano che da un anno all’altro l’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due che oggi si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. Tra i nuovi poveri aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, degli italiani, che sono oggi la maggioranza, 52% rispetto al 47,9% dello scorso anno, e delle persone in età lavorativa, di fasce di cittadini finora mai sfiorati dall’indigenza).

Nel pensiero di Draghi c’è anche la centralità del lavoro: “A pagare il prezzo più alto sono stati i giovani, le donne e i lavoratori autonomi. E’ innanzitutto a loro che bisogna pensare quando approntiamo una strategia di sostegno delle imprese e del lavoro, strategia che dovrà coordinare la sequenze degli interventi sul lavoro, sul credito e sul capitale… Centrale sono le politiche attive del lavoro”.

Inoltre ci piace sottolineare, anche per rettificare alcune interpretazioni di nostri amici, ai quali ci lega un idem sentire cattolico, come il nuovo presidente del Consiglio sposi e condivida un altro principio fondamentale della Dottrina sociale cattolica, quello della “sussidiarietà”: “Gli Stati nazionali rimangono il riferimento dei nostri cittadini, ma nelle aree definite dalla loro debolezza cedono sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa. Anzi, nell’appartenenza convinta al destino dell’Europa siamo ancora più italiani, ancora più vicini ai nostri territori di origine o residenza. Dobbiamo essere orgogliosi del contributo italiano alla crescita e allo sviluppo dell’Unione europea. Senza l’Italia non c’è l’Europa. Ma fuori dall’Europa c’è meno Italia”.

In pratica Draghi applica ai rapporti con l’Europa il motto, lo slogan della Dottrina sociale della Chiesa che è appunto: “tanta libertà quanto è possibile, tanto Stato (Europa) quanto è necessario”.

Ancora: espliciti e testuali sono i richiami al magistero di Papa Francesco, quando lo cita, riferendosi all’enciclica “Laudato Sì”: “le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento. E io penso che se chiedessi al Signore che cosa pensa, non credo mi direbbe che è una cosa buona: siamo stati noi a rovinare l’opera del Signore”.

Per concludere, come noto, il cuore della Dottrina sociale Cattolica è l’uomo, la persona, la sua centralità e la sua dignità e per Mario Draghi al centro di tutta la sua concezione della società (che chiama comunità) e dell’uomo ci sono in particolare le donne: “la mobilitazione di tutte le energie del Paese nel suo rilancio non può prescindere dal coinvolgimento delle donne… Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi… superando la scelta tra famiglia e lavoro”. E ci sono i giovani, ai quali ha dedicato gran parte dei suoi interventi alle Camere, all’Università del Sacro Cuore di Milano ed al Meeting di Comunione e Liberazione: “nonostante sia la generazione meglio istruita di sempre, i giovani stanno pagando un prezzo troppo alto per la crisi. Per evitare di creare una generazione perduta dobbiamo agire in fretta”… “I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e se non si è fatto niente resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri”.

Ed infine ci pare molto importante la sua visione complessiva dell’uomo e della vita orientata dall’etica: “Non voglio fare oggi una lezione di politica economica, ma darvi un messaggio di natura etica per affrontare insieme le sfide che ci pone la ricostruzione e insieme affermare i valori e gli obiettivi su cui vogliamo ricostruire le nostre società, le nostre economie in Italia e in Europa”.

Riccardo Pedrizzi

www.riccardopedrizzi.it