{"id":124,"date":"2023-03-10T08:44:02","date_gmt":"2023-03-10T08:44:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.interventonellasocieta.com\/?page_id=124"},"modified":"2023-03-10T08:44:24","modified_gmt":"2023-03-10T08:44:24","slug":"per-una-nuova-politica-economica","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.interventonellasocieta.com\/index.php\/per-una-nuova-politica-economica\/","title":{"rendered":"Per una nuova politica economica"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"124\" class=\"elementor elementor-124\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-7c05a6c elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"7c05a6c\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-a89b00e\" data-id=\"a89b00e\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9489060 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"9489060\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t<style>\/*! elementor - v3.11.3 - 07-03-2023 *\/\n.elementor-widget-text-editor.elementor-drop-cap-view-stacked .elementor-drop-cap{background-color:#818a91;color:#fff}.elementor-widget-text-editor.elementor-drop-cap-view-framed .elementor-drop-cap{color:#818a91;border:3px solid;background-color:transparent}.elementor-widget-text-editor:not(.elementor-drop-cap-view-default) .elementor-drop-cap{margin-top:8px}.elementor-widget-text-editor:not(.elementor-drop-cap-view-default) .elementor-drop-cap-letter{width:1em;height:1em}.elementor-widget-text-editor .elementor-drop-cap{float:left;text-align:center;line-height:1;font-size:50px}.elementor-widget-text-editor .elementor-drop-cap-letter{display:inline-block}<\/style>\t\t\t\t<p>Tutti gli ultimi indicatori economici e sociali (PIL fortemente in calo secondo le previsioni dell&#8217;Istat meno 8,3%, del Fondo Monetario di meno 9%, secondo Goldman Sachs dell&#8217;11,4% ed, infine, secondo l&#8217;Ocse addirittura a meno 14% a fine anno); forte contrazione del portafoglio ordini (solamente la meccanica perde 1,7% miliardi al giorno); debito pubblico al 155%; deficit al 10%; cassa integrazione per circa 8,4 milioni di lavoratori solo per i mesi di marzo ed aprile; il blocco delle vendite all&#8217;estero con meno 13,9%; aumento della povert\u00e0 per 10 milioni di cittadini (pi\u00f9 3 milioni di nuovi poveri); crollo degli investimenti del 12,5%, dei consumi meno 8,7% e della occupazione del 9,3% ratificano per il nostro Paese un drammatico ed esteso stato di crisi, di una vera e propria sofferenza, derivante dal blocco della produzione e delle attivit\u00e0 a causa della pandemia che ci ha investito.<\/p><p>Alla luce di questa situazione perci\u00f2 \u00e8 chiaro a tutti che per quanto spaventose ed indicative, le cifre del disastro italiano non esauriscono l&#8217;ampiezza e la profondit\u00e0 della crisi, che non \u00e8 solo crisi economica strutturale, ma anche di interpretazione, di rappresentanza e di governo della societ\u00e0 italiana.<\/p><p>Sono numeri che parlano di una situazione drammatica. Ogni tragedia, per\u00f2, porta con s\u00e9 nuove opportunit\u00e0 e, dunque, il tempo che si apre dinanzi a noi \u00e8 proprio il tempo delle opportunit\u00e0. Il che non vuol dire che ci\u00f2\u2019 che verr\u00e0 dopo sar\u00e0 automaticamente migliore di ci\u00f2 che \u00e8 stato ma che potr\u00e0 esserlo soltanto, per\u00f2, se l\u2019uomo si mostrer\u00e0 capace di riprende il suo percorso di \u201ccercatore di senso\u201d prima che di \u201cmassimizzatore\u201d di utilit\u00e0.<\/p><p>La riflessione non pu\u00f2 non partire allora dall\u2019accettazione che il tempo della gloria del neoliberismo \u00e8 un tempo concluso e quest\u2019ultimo non \u00e8 pi\u00f9 trionfante come lo \u00e8 stato per un intero ciclo.<\/p><p>I neoliberisti che hanno dominato la scena economica e politica del ciclo che si sta chiudendo hanno provato a farci credere che le leggi dell\u2019economia fossero imposte e che non sarebbe stato possibile, n\u00e9 noi saremmo stati in grado, di intervenire sulla recente, come su ogni, congiuntura e ancora meno di liberarci di realt\u00e0 \u201cstrutturali\u201d. Sono proprio i difensori di questo determinismo economico i principali responsabili di una crisi che hanno in larga misura essi stessi generato e sviluppato dimenticando i bisogni delle persone, delle famiglie e delle aziende che devono lottare permanentemente e sempre con maggiore difficolt\u00e0 per la propria e l\u2019altrui sopravvivenza. \u00c8 quello che \u00e8 accaduto nel momento in cui l\u2019economia finanziaria si \u00e8 separata dall\u2019economia reale e questa ha rotto i suoi legami con la societ\u00e0 da cui doveva essere indissociabile. Tutto questo va invertito e va ricostruita una nuova politica industriale. Ma per far questo non potr\u00e0 esserci gestione e ridimensionamento del dissesto senza governo della societ\u00e0, e viceversa. Il risanamento dell&#8217;economia, allora, deve accompagnarsi ad una profonda e articolata revisione culturale del concetto stesso di Stato \u2013 da quello liberale classico a uno modernamente solidaristico e sociale \u2013 che riconosca, interpreti e ricomponga l&#8217;insieme delle trasformazioni sociali che ha comportato lo tsunami del Covid 19, inserendole in un grande progetto di sviluppo non solo economico ma anche civile.<\/p><p>Ci\u00f2 spiega perch\u00e9, nell&#8217;attuale debolezza della politica \u2013 di quella alta, capace di analisi e di progetti \u2013 le questioni poste dall&#8217;epidemia siano sempre pi\u00f9 forti e le risposte delle istituzioni, invece, siano state deboli, affannate, tra loro slegate ed improvvisate.<\/p><p>Non \u00e8 questa la sede per dettagliare la mole delle questioni di gestione e di governo la cui entit\u00e0, complessit\u00e0 ed urgenza \u00e8 tale da richiedere oggi un vero e proprio progetto di rinascita nazionale. E&#8217; per\u00f2 possibile indicare alcuni fondamentali temi-guida sui quali concentrare immediatamente l&#8217;attenzione, l&#8217;analisi, il dibattito, lo sforzo progettuale.<\/p><p>In un momento come questo di profonde inquietudini sociali ci sono almeno tre buone ragioni che lo Stato, le forze politiche, le istituzioni si occupino soprattutto delle piccole imprese. Esse, infatti, rappresentano:<\/p><p>la base imprenditoriale e produttiva dell&#8217;intero sistema economico;<\/p><p>un potente ammortizzatore economico e sociale tanto nelle fasi di espansione quanto in quelle di crisi economica come quella che stiamo vivendo;<\/p><p>l&#8217;incubatrice di nuova imprenditorialit\u00e0.<\/p><p>Queste caratteristiche fanno del sistema delle imprese minori un importante strumento per ridisegnare il modello di sviluppo del nostro Paese, per moltiplicare i soggetti proprietari e produttivi, per creare una pi\u00f9 forte e articolata societ\u00e0 civile.<\/p><p>Lo sviluppo economico e industriale italiano degli ultimi settant\u2019anni ha sostanzialmente disatteso un principio cardine della Costituzione laddove (art. 47) si intende favorire la diffusione della propriet\u00e0, anche azionaria, e dell&#8217;imprenditorialit\u00e0 diffusa. La scoperta inizialmente imposta del lavoro a distanza ha reso evidente a gran parte della popolazione gli effettivi vantaggi delle nuove tecnologie. Questo dovr\u00e0 comportare un grosso sforzo di investimenti nelle infrastrutture e nello sviluppo capillare dell\u2019impiego delle tecnologie informatiche, delle piattaforme Internet\/ IA, dei Big Data e del cloud computing non solo per le aziende manifatturiere ma anche nello sviluppo di ogni tipologia di servizi.<\/p><p>Ci\u00f2 \u00e8 possibile solo promuovendo un diverso e pi\u00f9 ricco sistema di opportunit\u00e0 e di convenienze incentrato su grandi investimenti pubblici di base (politiche di agevolazione fiscale e di semplificazione amministrativa, banca dati, ricerca e sviluppo, servizi di sostegno alla produzione e alla commercializzazione, accesso al credito, infrastrutture) che motivino i privati a fare impresa.<\/p><p>Un settore con queste caratteristiche esiste, ed \u00e8 cruciale e imponente: i servizi sociali. Scuola, cultura, sanit\u00e0, servizi urbani e ambientali, ma anche servizi all&#8217;infanzia e agli anziani, attivit\u00e0 di solidariet\u00e0 e di volontariato, cooperazione. Quest&#8217;area, che ha dato in gran parte una buona prova durante la pandemia, pur essendo stata nel passato fattore di crisi sociale e finanziaria dello Stato, va urgentemente sottratta al degrado e al dissesto e trasformata da problema in grande opportunit\u00e0.<\/p><p>La strada \u00e8 una: sottrarla alla gestione dello Stato e affidarla a un mercato \u2013 privato negli strumenti e nelle caratteristiche fondamentali, ma pubblico nelle finalit\u00e0 \u2013 regolato e controllato dallo Stato. Un mercato libero perch\u00e9 praticato in regime di concorrenza, ma vincolato nella qualit\u00e0 delle prestazioni e garantito nell&#8217;accessibilit\u00e0 ai servizi.<\/p><p>In Italia, questo settore rappresenta il 4,3 del PIL conta oltre 800mila addetti, pari all&#8217;3,4% dell&#8217;occupazione totale. Negli altri Paesi pi\u00f9 sviluppati le percentuali sono notevolmente superiori. E tutti gli studi in materia assegnano a questo settore larghissime e costanti percentuali di crescita.<\/p><p>Se questa \u00e8 la nuova frontiera dell&#8217;imprenditoria privata, soprattutto minore e anche professionale, non si pu\u00f2 tralasciare di svilupparne e consolidarne le tradizionali aree di attivit\u00e0.<\/p><p>Su questa linea vanno per\u00f2 affrontati i nodi strutturali che frenano la ristrutturazione, la modernizzazione e la competitivit\u00e0 internazionale di tutto il sistema.<\/p><p>Sul piano della regia, occorrerebbe individuare un centro strategico unico per le decisioni di politica industriale. Un centro unico che elimini l&#8217;attuale dispersione di competenze fra ministeri, regioni e statuto speciale, e anche regioni a statuto ordinario che sempre pi\u00f9 di frequente legiferano in materia di politica industriale.<\/p><p>L\u2019intervento pubblico in economia, da non confondersi con le vecchie statalizzazioni del tipo \u201csocialismo reale\u201d, \u00e8 uno strumento, anche in applicazione del principio di sussidiariet\u00e0, riconosciuto dalla Dottrina Sociale per salvaguardare \u201cil Bene Comune\u201d.<\/p><p>In questo ambito l\u2019intervento pubblico, considerata l\u2019eccezionalit\u00e0 dell\u2019emergenza post Covid 19, va finalizzato al rilancio infrastrutturale e alla difesa delle industrie strategiche per il Sistema Paese, a tutto il tessuto produttivo italiano costruito prevalentemente da PMI ed alla tutela del sistema del Credito.<\/p><p>Rispetto a questi assi l\u2019intervento diretto dello Stato deve mirare a favorire gli investimenti, a sbloccare la fase attuativa delle grandi opere (attraverso la nomina di commissari straordinari), ad individuare i settori fondamentali per la sicurezza e lo sviluppo del Paese (industria dell\u2019acciaio, dell\u2019energia, telecomunicazioni, robotica ecc. ecc.). Per la creazione e la diffusione dell\u2019innovazione a tutti livelli, dovremo assicurare un coordinamento costante fra le universit\u00e0, le amministrazioni locali, le aziende del territorio e le loro associazioni.<\/p><p>Sar\u00e0 indispensabile, oltre alla iniezione di liquidit\u00e0 nel transitorio, creare nuovi posti di lavoro con massicci investimenti pubblici e privati programmando il tipo di settori industriali da privilegiare, pensando alle peculiarit\u00e0 specifiche e competenze acquisite da parte del nostro Paese.<\/p><p>Per realizzare questa strategia occorre individuare un soggetto unico, su modello dell\u2019IRI dei bei tempi, in grado di coordinare gli interventi, realizzando le doverose sinergie di sistema e le scelte programmatiche di settore.<\/p><p>La crisi chiama all\u2019appello tutti, Stato, mercato e terzo settore, nella massima estensione del principio di sussidiariet\u00e0.<\/p><p>Cos\u00ec definito nelle prospettive nuove e in quelle tradizionali, il ruolo della propriet\u00e0 e dell&#8217;imprenditorialit\u00e0 diffuse \u2013 importante in tutto il Paese \u2013 pu\u00f2 essere addirittura decisivo nel Mezzogiorno, dove notevoli risorse finanziarie non riescono a trovare localmente impieghi produttivi.<\/p><p>In questo quadro un ruolo chiave tocca al sistema creditizio eccessivamente condizionato dalle normative europee per la supervisione bancaria che rendono sempre pi\u00f9 difficile il credito proprio alle PMI imponendo accantonamenti di riserve a fronte dei prestiti alle famiglie e alle imprese in proporzione pi\u00f9 pesante quanto pi\u00f9 le imprese risultano meno strutturate che spesso sono quelle pi\u00f9 piccole. Per fare un esempio se un debitore risulta in ritardo di appena 30 giorni nel rimborso di una scadenza \u2013 per quanto sia in bonis \u2013 la banca creditrice \u00e8 obbligata ad accantonare nuove riserve: non solo per coprire il rischio di eventuali perdite realizzate su quella rata scaduta, ma anche su tutte quelle \u201cattese\u201d (proiettando cio\u00e8 l&#8217;ipotesi di perdite paventate su un singolo rimborso su tutta la durata del rapporto stipulato con quel cliente). Queste regole appesantiscono l&#8217;intero sistema bancario e l&#8217;effetto combinato di ulteriori consistenti incrementi di requisiti di capitale con una redditivit\u00e0 degli attivi creditizi molto modesta va in direzione esattamente opposta rispetto all&#8217;obiettivo necessario di aumentare la quantit\u00e0 di credito nei confronti delle imprese e delle famiglie europee, con il risultato di deviare tale liquidit\u00e0 al di fuori del circuito creditizio. C&#8217;\u00e8 poi un altro aspetto che risulta difficile nel rapporto fra banca e piccola impresa: se quest&#8217;ultima opera in un settore considerato a rischio, gli accantonamenti sulle perdite attese per la durata del contratto dovranno avvenire anche prima che si registrino rimborsi in ritardo. Questo spiega in buona parte perch\u00e9 il credito alle piccole e micro imprese continui a erodersi sempre pi\u00f9.<\/p><p>Nel pensare e nel progettare un sistema bancario che faccia propria la sostenibilit\u00e0 e che renda ancora possibile il credito alle PMI, basterebbe guardare agli Stati Uniti, al Canada, o, pi\u00f9 vicino, a Francia e Germania. In questi Paesi i grandi gruppi bancari esistono accanto a banche diverse e pi\u00f9 legate al territorio che possono garantire il credito a coloro che altrimenti ne sarebbero esclusi e possono contribuire a indirizzare la trasformazione del sistema economico nel solco della sostenibilit\u00e0. Si chiama biodiversit\u00e0 del sistema bancario. Ripensare il modello di banca finora promosso a livello globale risulta, pertanto, necessario per ricreare quell\u2019habitat che permetta una crescita sostenibile dell\u2019economia reale, possibile solo partendo da una conoscenza approfondita delle singole realt\u00e0 e coinvolgendo un numero ampio di imprese anche di dimensioni piccole in modo da favorire quel processo di inclusione, diffusione e condivisione del capitale che \u00e8 stato alla base dello sviluppo sociale ed economico dei paesi industrialmente pi\u00f9 avanzati e che, invece, rischia di essere minacciato da un ridimensionamento del livello di concorrenza nei mercati e dalla riduzione di quella biodiversit\u00e0 solo auspicata e mai realmente difesa.<\/p><p>Questa crisi, dunque come ci ricorda profeticamente Benedetto XVI nella Caritas in Veritate (n.21), \u201cci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa cos\u00ec occasione di discernimento e di nuova progettualit\u00e0. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficolt\u00e0 del momento presente\u201d.<\/p><p><em><strong>Riccardo Pedrizzi<\/strong><\/em><\/p>\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti gli ultimi indicatori economici e sociali (PIL fortemente in calo secondo le previsioni dell&#8217;Istat meno 8,3%, del Fondo Monetario di meno [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-124","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.interventonellasocieta.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/124","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.interventonellasocieta.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.interventonellasocieta.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.interventonellasocieta.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.interventonellasocieta.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=124"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.interventonellasocieta.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/124\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":128,"href":"https:\/\/www.interventonellasocieta.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/124\/revisions\/128"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.interventonellasocieta.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=124"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}