{"id":155,"date":"2023-03-10T08:58:52","date_gmt":"2023-03-10T08:58:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.interventonellasocieta.com\/?page_id=155"},"modified":"2023-03-10T08:59:31","modified_gmt":"2023-03-10T08:59:31","slug":"le-nostra-banche-e-leuropa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.interventonellasocieta.com\/index.php\/le-nostra-banche-e-leuropa\/","title":{"rendered":"Le nostra Banche e l&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"155\" class=\"elementor elementor-155\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-7618cd3 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"7618cd3\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-6ca7060\" data-id=\"6ca7060\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-05127cb elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"05127cb\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t<style>\/*! elementor - v3.11.3 - 07-03-2023 *\/\n.elementor-widget-text-editor.elementor-drop-cap-view-stacked .elementor-drop-cap{background-color:#818a91;color:#fff}.elementor-widget-text-editor.elementor-drop-cap-view-framed .elementor-drop-cap{color:#818a91;border:3px solid;background-color:transparent}.elementor-widget-text-editor:not(.elementor-drop-cap-view-default) .elementor-drop-cap{margin-top:8px}.elementor-widget-text-editor:not(.elementor-drop-cap-view-default) .elementor-drop-cap-letter{width:1em;height:1em}.elementor-widget-text-editor .elementor-drop-cap{float:left;text-align:center;line-height:1;font-size:50px}.elementor-widget-text-editor .elementor-drop-cap-letter{display:inline-block}<\/style>\t\t\t\t<p>Si \u00e8 tenuto nei giorni scorsi il meeting su &#8220;Le banche e l&#8217;Europa. Quale prospettive per il credito alle famiglie e alle imprese&#8221;, organizzato dalle Fondazioni Farefuturo e New Direction, con la partecipazione dei principali attori del sistema bancario che si sono confrontati con parlamentari e rappresentanti del sistema delle imprese e dei risparmiatori. Hanno Partecipato, tra gli altri, Alberto Bagnai, presidente Commissione Finanze Senato, i sen. Andrea De Bertoldi e Franco Zaffini, Letizia Giogianni, presidente della Associazione risparmiatori truffati dalle banche, Gianluca Brancadoro, presidente Comitato sorveglianza Carige, Augusto Dell&#8217;Erba, presidente FederCasse, Beniamino Quintieri, presidente Sace, Riccardo Pedrizzi, presidente Comitato scientifico nazionale UCID.<\/p><p>Nel corso del meeting sono state anche presentate due proposte di legge volte a &#8220;sanare&#8221; la crisi creditizia e sociale determinata dalla grande crisi, sia sul fronte dei NPL che delle case all&#8217;asta.<\/p><p>La prima proposta riguarda appunto i crediti deteriorati ceduti a terzi, per i quali si prevede la possibilit\u00e0 per il debitore di riscattare il proprio NPL con modalit\u00e0 concordata e ad un valore definito nella procedura gi\u00e0 attivata dalla banca per la cessione del NPL.<\/p><p>La seconda proposta consente ai titolari di prima casa posta all&#8217;asta di potersi riappropriare del bene attraverso una procedura concordata con la banca.<\/p><p>Di seguito riportiamo l&#8217;intervento del Sen. Riccardo Pedrizzi, Presidente Nazionale del Comitato Tecnico Scientifico dell&#8217;UCID.<\/p><p>\u2026&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..<\/p><p>Il premier Giuseppe Conte, ricevendo il premio Donato Menichella al Senato ha assicurato ai risparmiatori \u201cla liquidazione diretta o comunque rapida degli indennizzi a tutti\u201d, con \u201csoluzioni innovative resistenti al vaglio della UE\u201d ed ha anche promesso alle banche locali (Popolari e BCC) l&#8217;impegno del Governo \u201ca fare il necessario per un loro rafforzamento nel rispetto delle regole del mercato\u201d. Questa presa di posizione segue quelle di altri esponenti dell\u2019Esecutivo che intendono riconsiderare la \u201criforma\u201d delle Banche popolari e delle Banche di credito cooperativo introdotta dal Governo Renzi; poi la sentenza del Consiglio di Stato che, alla fine di ottobre, ha rinviato alla Corte di Giustizia Europea la decisione sulla legittimit\u00e0 della stessa riforma; infine la recente sentenza del Tribunale di giustizia europea che ha sancito come la Commissione Ue nel 2015, bloccando la possibilit\u00e0 di utilizzare il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per salvare Banca Tercas, abbia operato in modo giuridicamente illegittimo, sono questi tutti fatti che pongono il sistema bancario al centro delle discussioni e del dibattito politico sia in ambito nazionale che europeo. Per tutte queste contingenze il tema della crisi e dell\u2019evoluzione del sistema bancario \u00e8 tornato prepotentemente d\u2019attualit\u00e0 nel nostro Paese<\/p><p>Difesa del sistema bancario italiano e della sua biodiversit\u00e0. Alla base delle \u201criforme\u201d \u2013 introdotte, singolarmente, solo in Italia negli scorsi anni &#8211; era il mainstream basato su una logica dimensionale: per essere pi\u00f9 competitive e pi\u00f9 solide, &#8211; si diceva &#8211; le banche, \u201cdevono essere pi\u00f9 grandi\u201d. Gli sviluppi recenti vanno invece in controtendenza rispetto a questa logica.<\/p><p>Il sistema bancario italiano, con il Testo Unico Bancario del 1993, gi\u00e0 era stato oggetto di una serie di trasformazioni che ne modificarono profondamente la fisionomia. Negli ultimi 25 anni, infatti, il numero delle banche \u00e8 sceso da 1.156 a 538 (per le Banche Popolari cooperative le operazioni di fusione e di acquisizione, in questi anni, sono state pi\u00f9 di 200). La ratio della spinta agli accorpamenti \u00e8 quella di evitare la colonizzazione del nostro sistema bancario. Ma non \u00e8 cos\u00ec per due ordini di motivi. Primo: non si capisce come mai tale circostanza dovrebbe essere vera per l\u2019Italia e non per altri Paesi nei quali, per le banche italiane, \u00e8 estremamente difficile, se non impossibile, mettere anche piede. Secondo: il processo di \u201ccolonizzazione\u201d \u00e8 gi\u00e0 in essere con alcuni istituti completamente, o quasi, passati di propriet\u00e0 a gruppi esteri. (Per fare un esempio che riguarda le Popolari, il peso dei fondi esteri nelle banche trasformate \u201ccoattivamente\u201d in SpA, \u00e8 raddoppiato, passando dal 18% del 2014, precedente alla riforma, al 36% del 2018). I problemi del sistema bancario sono da ricercare altrove, non certo nella dimensione degli istituti di credito. Il mercato investe se le banche sono efficienti. Le banche italiane hanno dimostrato di esserlo continuando a supportare il tessuto produttivo e operando malgrado una regolamentazione che, nel frattempo, ha fissato parametri di misurazione del rischio penalizzando gli istituti di credito tradizionale e favorendo quelli del Nord Europa che operano sui mercati finanziari e su quello dei derivati. Una distorsione corretta in parte negli ultimi stress-test da cui proprio alcune banche tedesche, francesi ed inglesi sono uscite con valutazioni peggiori rispetto al passato. Se poi si analizza il peso delle crisi bancarie sui conti pubblici dei singoli Stati le cose, per il nostro sistema bancario, stanno ancora meglio. Lo conferma direttamente la Banca d\u2019Italia secondo la quale \u201ci salvataggi bancari incidono profondamente sulle finanze pubbliche di molti Paesi europei: alla fine del 2011 l\u2019impatto sul PIL era pari a ben 48 punti percentuali in Irlanda, 11 in Germania, 7 in Olanda e Belgio; a 4 punti di PIL ammonta il prestito europeo chiesto a questo scopo dalla Spagna nel 2012. In Italia l\u2019intervento pubblico sul sistema \u00e8 stato minimo, con una quota pari ad appena lo 0,2 per cento del PIL\u201d. E\u2019, dunque, necessaria una pi\u00f9 efficace difesa, rispetto al passato, del sistema bancario nazionale italiano che \u00e8 costituito da banche grandi, medie e piccole, da Spa, da banche del territorio e da banche popolari, da BCC. Insomma un sistema ancora sano perch\u00e9 basato sulla biodiversit\u00e0.<\/p><p>La mancata e non puntuale applicazione del principio di proporzionalit\u00e0 ha fortemente indebolito il sistema bancario italiano dal 2011 in poi. Tale principio \u00e8 esplicitamente previsto dal Trattato sull\u2019Unione Europea ed \u00e8 basato sulla contemporanea sussistenza di tre condizioni: la necessit\u00e0 della disposizione, l\u2019adeguatezza della stessa all\u2019obiettivo regolamentare e la proporzionalit\u00e0 in senso stretto della sua applicazione. La normativa prudenziale riconosce che nei diversi Paesi dell\u2019Eurozona sussistono diverse tipologie di intermediari creditizi e finanziari e che tali diversit\u00e0 siano ascrivibili a varie metriche di classificazione, come nel caso della dimensione, della forma giuridica (banche S.p.A., cooperative a mutualit\u00e0 prevalente e non prevalente, ecc.), della sfera territoriale di operativit\u00e0 (banche di rilevanza sistemica interfrontaliera, banche di rilevanza nazionale, banche locali, ecc.), del modello di business e della complessit\u00e0 operativa a questo collegata (banche dedite all\u2019intermediazione, banche d\u2019affari, banche specializzate su specifici comparti di attivit\u00e0 come il leasing, le gestioni patrimoniali, ecc.), del livello di propensione aziendale al rischio. Il principio di proporzionalit\u00e0 dispone che la regolamentazione tenga conto della diversit\u00e0 degli intermediari a cui viene applicata, dettando regole e vincoli opportunamente graduati in funzione del livello di rischio che l\u2019azione di detti intermediari pu\u00f2 sviluppare nel compromettere la stabilit\u00e0 del sistema in cui operano. Regole e vincoli uguali per tutti &#8211; tanto per gli intermediari fortemente propensi alla \u201cfinanziarizzazione\u201d degli impieghi come quelli che hanno dato origine alla recente crisi internazionale, quanto per le banche retail a vocazione localistica dedite al finanziamento delle realt\u00e0 economiche nei territori di riferimento &#8211; disattende il principio della proporzionalit\u00e0 proprio perch\u00e9 omette la considerazione del diverso \u201crischio sistemico\u201d degli intermediari. L\u2019omogeneit\u00e0 delle regole, deve essere valutata positivamente, tuttavia, deve tener conto delle specificit\u00e0 giuridiche, operative e organizzative degli intermediari, ponendo attenzione al pluralismo delle forme d\u2019impresa che rappresenta un valore di democrazia economica ed una risorsa per gli stessi mercati finanziari e creditizi. In particolar modo per gli intermediari di piccole dimensioni caratterizzati da una forma giuridica e da un modello operativo non finalizzati in modo prevalente alla massimizzazione del profitto, \u00e8 opportuno che la regolamentazione non introduca adempimenti eccessivamente onerosi e complessi che potrebbero comprometterne la stabilit\u00e0 e pregiudicare la loro funzione economica e sociale a sostegno dei territori. Di nuovo, il tema della biodiversit\u00e0 diventa strategico. Proprio ieri \u00e8 apparso su \u201cIl Sole 24 Ore\u201d la consultazione del Financial Stability dalla quale risulta che Basilea 3 sta affossando le PMI.<\/p><p>La libera concorrenza del mercato dovrebbe essere un principio tutelato e difeso dalle istituzioni europee. I segnali sull\u2019andamento dell\u2019economia e la previsione del Prodotto Interno Lordo italiano, registrano una situazione allarmante dovuta ad una stagnazione che sta facendo scendere progressivamente la stima del PIL dall\u20191,2 allo 0,2 per cento (Commissione europea) e addirittura a -0,2 % (OCSE), rendendo totalmente sballata la previsione governativa del +1,5% per il 2019. Il PIL risente del calo della produzione industriale. E&#8217; vero che non \u00e8 una performance isolata nel panorama europeo e comunque, al di l\u00e0 dell\u2019aspetto quantitativo, per ci\u00f2 che riguarda l\u2019economia italiana, \u00e8 necessaria un\u2019analisi sul piano qualitativo. La nostra economia, come sempre \u00e8 stato nel corso della storia, continua a essere trainata dai distretti industriali e dalle piccole e medie imprese che rappresentano il 70% del valore aggiunto prodotto e nelle quali si concentra, ancora oggi, l\u201980% dell\u2019occupazione. Ma perch\u00e9 questo sistema possa tornare a dispiegare effetti positivi \u00e8 necessario rimettere al centro il tema di una pi\u00f9 efficace tutela della concorrenza e dell\u2019applicazione delle regole che definiscono la concorrenza in maniera equilibrata nei confronti delle Piccole e Medie Imprese. Questa struttura dell\u2019economia italiana conferma il contributo e il legame con il sistema creditizio ed in particolare quello del Credito popolare e delle BCC. La recente sentenza del Tribunale di giustizia europeo sul caso Banca Tercas-Popolare di Bari ha mostrato un clamoroso paradosso relativo al tema della libera concorrenza. La burocrazia europea \u2013 in questo caso la Commissione Ue sulla concorrenza &#8211; istituzionalmente preposta ad allontanare e risolvere problemi, a prevenire danni, a rendere pi\u00f9 efficace il libero e pieno svolgimento dell\u2019economia, appunto la libera concorrenza, quella burocrazia, il cui funzionamento richiede ingenti costi che ricadono sistematicamente sulle tasche dei contribuenti europei, si \u00e8 tramuta nel suo esatto contrario: \u201cuna fabbrica\u201d di problemi e danni. Su questo aspetto potrebbe lavorare la Commissione d&#8217;inchiesta sulle banche di recente istruzione.<\/p><p>La specificit\u00e0 del ruolo del Credito popolare nell\u2019economia. Sono ancora drammaticamente evidenti gli effetti della crisi economica che ha indebolito il nostro Paese con un crollo di oltre il 10% della produzione industriale. Se guardiamo al futuro, la nuova congiuntura non facilita la situazione ma, al contrario, rende lo scenario ancora pi\u00f9 incerto. In questo contesto \u00e8 importante segnalare e puntare su ci\u00f2 che \u00e8 positivo. Ad esempio sullo stato di salute delle Banche Popolari e sul suo sostegno all\u2019economia reale, con una importante solidit\u00e0, dato da una crescita degli impieghi di circa l\u20191 per cento e dei depositi del 2,4. Con nuovi finanziamenti alle Piccole e Medie Imprese che hanno raggiunto, nel 2018, i 27 miliardi di euro e quelli per l\u2019accensione di nuovi mutui 13 miliardi di euro dimostrando l\u2019impegno delle \u201cPopolari\u201d verso le realt\u00e0 produttive ed il tessuto sociale delle aree in cui sono presenti ed operano. Gli andamenti degli aggregati patrimoniali, analoghi a quelli dell\u2019intero sistema creditizio, confermano una particolare attenzione di tali istituti nei confronti delle piccole e medie imprese e delle famiglie, da sempre loro clienti di riferimento. Questi dati relativi alle Popolari italiane servono anche a spiegare il successo di questa \u201cspecificit\u00e0\u201d italiana del sistema creditizio e del perch\u00e9 essa sia una realt\u00e0 che va oltre i confini del nostro Paese. Con le banche di prossimit\u00e0 di realizza e si rafforza oltretutto il circuito virtuoso: lavoro \u2013 risparmio \u2013 credito \u2013 investimenti.<\/p><p>I non performing loan (NPL), ovvero le sofferenze bancarie si stanno notevolmente riducendo nell\u2019Eurozona, passando, negli ultimi cinque anni, da 1.000 miliardi a poco pi\u00f9 di 650. Il risultato, di certo positivo e da annoverare tra i meriti dell\u2019Unione bancaria, pu\u00f2 essere considerato uno dei pochi obiettivi realmente raggiunti dall\u2019Europa in quanto tale. Al positivo risultato ha senz\u2019altro contribuito l\u2019Italia con un ottimo lavoro di \u201cpulizia\u201d tanto che i crediti deteriorati, che a fine 2015 erano 341 miliardi, ammontano oggi a circa 200 miliardi. Nel 2017 le banche italiane hanno abbattuto il 44% del valore dei Npl che detenevano, attraverso procedure interne ordinarie, il 26% attraverso cessioni. Anche le Popolari italiane hanno fatto la propria parte riducendo lo stock degli Npl netti negli ultimi tre esercizi di altri 3 miliardi di euro con Npl ratio netto ridotto dall\u201911,8 al 7,5 per cento in una cornice positiva anche per ci\u00f2 che riguarda la solidit\u00e0 patrimoniale (ampiamente superiore ai requisiti minimi richiesti dalla Vigilanza), i crediti alla clientela (+2% negli ultimi mesi del 2018) e i depositi (+3,4%) a conferma di un consolidato trend positivo. Malgrado questi risultati positivi i \u201cregolatori\u201d non si accontentano sottolineando come il livello dei Npl lordi italiani sugli impieghi totali del 9,4 per cento sia ancora troppo lontano dalla media europea del 3,4. Anche se questa media \u00e8 condizionata per i due terzi da un business-model \u201cnordico\u201d pi\u00f9 sbilanciato verso attivit\u00e0 finanziarie rispetto a quello prevalente nel nostro Paese maggiormente finalizzato verso il credito all\u2019economia reale. Non bisogna per\u00f2 dimenticare che la causa delle sofferenze \u00e8 stata ed \u00e8 una crisi economico-finanziaria mondiale senza precedenti. Dietro le sofferenze ci sono soggetti economici in difficolt\u00e0 e, dunque, la vendita delle sofferenze ha un elevato costo sociale fatto di famiglie e imprese che divenute insolventi, nella maggioranza dei casi per cause a loro esterne, escono dai circuiti finanziari legali e rinunciano a svolgere il proprio \u201cruolo economico\u201d. Per risolvere alla radice questo problema \u00e8 necessario un forte intervento di politica economica che punti alla crescita: il mercato delle \u201csofferenze e degli incagli\u201d, sempre pi\u00f9 florido e redditizio, non aiuta certo l\u2019economia reale. Per il solo 2019 si stima viaggi attorno a 50 miliardi di transazioni, dopo i 71 del 2017 e i 66 del 2018 facendo gola ai pochi e grandi operatori che, naturalmente, puntano unicamente a massimizzare il profitto acquistando a prezzi sempre pi\u00f9 bassi. Da qui l&#8217;importanza del DDL presentato.<\/p><p><em><strong>Conclusioni<\/strong><\/em><\/p><p>Il nostro Paese deve rimettere al centro l\u2019obiettivo della crescita dell\u2019economa facendo attenzione alla sostenibilit\u00e0 economica delle proprie regole le quali non possono limitare ulteriormente la possibilit\u00e0 da parte delle banche di erogare credito alle imprese (soprattutto medie e piccole) e alle famiglie per rilanciare i consumi. Non \u00e8 pi\u00f9 pensabile una stabilit\u00e0 bancaria avulsa dallo stato dell\u2019economia. Serve tenere insieme le due cose. Per questo l\u2019adeguamento delle regole ai principi di proporzionalit\u00e0 e sussidiariet\u00e0 risulta, oggi pi\u00f9 che mai, essenziale. La variet\u00e0 degli istituti con le sue differenze strutturali, quantitative ma soprattutto qualitative degli istituti di credito, dovr\u00e0 essere considerato un punto di forza. E\u2019 necessario impedire che l\u2019Europa, come pure \u00e8 avvenuto, diventi un ostacolo in questo percorso di ripresa.<\/p><p><em><strong>Riccardo Pedrizzi<\/strong><\/em><\/p>\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 tenuto nei giorni scorsi il meeting su &#8220;Le banche e l&#8217;Europa. 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